Anomalisa

Presentato in concorso all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, dove ha anche avuto un ottimo riscontro di critica, Anomalisa, ultima fatica di Charlie Kaufman, arriva nelle sale nostrane con tutto il carico di aspettative che il regista di Synecdoche, New York e sceneggiatore di opere come Se mi lasci ti cancello porta con sé. Il risultato finale, tuttavia, risulta abbastanza deludente, nonostante siano evidenti sequenze ispirate e meritevoli di attenzione.

L’intreccio è molto semplice: Michael, che di professione è scrittore e motivatore, trascorre una vita abbastanza vuota ed eccessivamente tranquilla fino a che, una sera, nell’albergo che ospiterà una sua conferenza, incontra Lisa. Tra i due nasce una forte attrazione, e per Michael lei sarà talmente speciale e particolare da donarle il nome di Anomalisa.

Una pellicola interessante, quella di Kaufman, che tuttavia non sfrutta nel modo migliore il soggetto di partenza, perdendosi spesso e non sempre con successo nella ricerca della sequenza ad effetto, risultando però poco coerente nella narrazione generale, quindi debole e non del tutto efficace. Il regista utilizza molto bene la stop motion, regalando al pubblico un film d’animazione esclusivamente per adulti e per nulla adatto ai bambini, sia per la portata dei dialoghi sia per l’immaginario mostrato ed evocato, con temi delicati trattati in maniera sapiente. Non c’è spazio per la fantasia e per l’immaginazione: crudo, secco, intriso di un senso generale di amarezza, Anomalisa ha tra i suoi punti di forza il doppiaggio di Jennifer Jason Leigh – moto bella la sequenza in cui propone una sua versione di Girls Just Want to Have Fun – oltre ad alcune sequenze stranianti e al limite dell’inquietante, sottolineando con forza una generale disgregazione dell’io a favore dell’omologazione.

Resta il grande rammarico per il poco respiro dato all’opera, dove manca una visione d’insieme che sia coerente e lineare, a discapito del ritmo narrativo, a tratti eccessivamente compassato e con scambi di battute non sempre all’altezza. Kaufman ha osato, sicuramente si tratta di una pellicola coraggiosa, che offre spunti interessanti, ma lungi dall’essere indimenticabile.

Voto: 2,5/4

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