deadpool

Un nuova frontiera per le pellicole dei supereroi? Sì e no. Eh già, poiché nonostante Deadpool riesca a rinnovare il mercato con una fresca ventata di irriverenza, non si rivela sempre capace di svincolarsi da altre tipologie di patemi che affliggono solitamente i film appartenenti al genere.

È quasi come se gli autori, concentrando tutte le forze nella caratterizzazione dell’(anti)eroe e sforzandosi di plasmare un personaggio dissacrante, comico, immorale e il più fedele possibile al fumetto, si fossero al contempo scordati di dar vita a una struttura che potesse funzionare. Assistiamo a un protagonista, che certamente spicca per originalità, farsi strada risaltando su uno sfondo che raramente è apparso così banale, semplice struttura che si muove da A a B senza alcuna deviazione o sorpresa: e non basta la non linearità cronologica della narrazione a rendere questa insipidezza più accattivante. Del resto se i comprimari “buoni” appaiono ben definiti , è il lato oscuro della forza a destare numerose perplessità: una coppia di antagonisti priva di qualsivoglia briciolo di carisma (e per di più affossata da un doppiaggio italiano per cui è impossibile non storcere il naso) è oscurata fin dalle prime battute dallo spessore del personaggio di Deadpool. Ryan Reynolds è difatti un ottimo protagonista, autoironico e capace di reggere il peso del costume che indossa, al ritmo di una colonna sonora giustamente esagerata in grado di regalare qualche chicca che farà sorridere. Ovvio il cameo di Stan Lee e una serie di riferimenti e citazioni (spesso spudoratamente metalinguistiche) che faranno gongolare gli appassionati. Un punto in più per il fatto di offrire un intrattenimento decente, spendendo un terzo rispetto al budget medio degli altri film sui supereroi.

Un prodotto sfacciatamente americano, destinato prevalentemente a un pubblico americano e che si fa portavoce di una comicità sicuramente più adatta all’audience a stelle e strisce piuttosto che a quella nostrana. Forse è per questo che la visione di Deadpool lascia un po’ con l’amaro in bocca, con la sensazione di trovarsi di fronte ad un’opera dal potenziale notevole, tuttavia, ancora inespresso.

Voto: 2/4

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