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Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Il caso Spotlight è ispirato alla vera storia del Team Spotlight, un gruppo di giornalisti del Boston Globe che indagarono sugli abusi sessuali perpetrati da membri della Curia di Boston verso bambini innocenti.

Un tema scottante e per certi versi controverso che il regista Tom McCarthy (co-sceneggiatore con Josh Singer) affronta di petto, plasmando un brillante esempio di cinema civile, solido e consapevolmente vecchio stile, antispettacolare ma mai dimesso e sempre ficcante nella sua disamina sociale.

Il punto di forza del film di McCarthy sta proprio nella scelta di descrivere un ambiente connivente nell'omertà, facendo della città di Boston un microcosmo dove si annidano peccati inconfessabili e censure preventive in nome del buon nome della città. Non a caso il nemico è incarnato dallo “straniero”, dal nuovo direttore editoriale arrivato da Miami, un individuo esterno alle dinamiche consolidate di una comunità e alle sue implicite contraddizioni.

Un atto d'accusa contro un muto conformismo scardinato solo dal coraggio delle idee di un gruppo di giornalisti determinati a scoperchiare una scomoda verità, mettendo in discussione se stessi, i propri affetti e le proprie certezze. Un'opera mirabile che sa essere indignata senza scadere nella retorica e utilizza uno stile asciutto e diretto, dal taglio quasi documentaristico, sorretto da una scrittura precisa e essenziale per rappresentare la dedizione e la ferma lucidità di un gruppo di persone impegnate a scoprire i lati oscuri di un sistema.  

Guardando a modelli alti come Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula o Insider di Michael Mann, Il caso Spotlight sa evitare i rischi di un eccessivo derivativismo e si configura come operazione intelligente, elogio a un'idea vintage del giornalismo, nonché un thriller avvincente e a tratti persino emozionante.

Un valore aggiunto è sicuramente rappresentato da un cast in grandissima forma in cui spiccano gli strepitosi Michael Keaton e Mark Ruffalo, ma la folta schiera di comprimari di lusso (da Stanley Tucci a Liev Schreiber; da Rachel McAdams a Brian d'Arcy James) non è da meno.

Sei meritate nomination agli Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura originale, attore non protagonista, attrice non protagonista e montaggio).

Non particolarmente felice la scelta del titolo italiano che aggiunge un pleonastico “Il caso” a Spotlight, nome del team investigativo.

Voto: 3/4

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