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Che la Pixar fosse in grado di stupire è ormai notizia nota, quantomeno dal 1995. Che sarebbe riuscita a regalare un film come Il viaggio di Arlo a pochi mesi di distanza da un capolavoro assoluto come Inside Out, tuttavia, era fuori previsione.

Cosa sarebbe successo se l’asteroide che ha provocato l’estinzione dei dinosauri avesse solamente sfiorato la Terra? Questo il punto di partenza, per arrivare all’evoluta famiglia di apatosauri contadini in cui il cucciolo più piccolo, Arlo, è impacciato e maldestro, spaurito, e per questo preda degli scherzi del fratello maggiore. A seguito di un incidente, Arlo verrà travolto dalla corrente del fiume e trascinato lontano dalla sua famiglia, rimanendo in compagnia di un piccolo “cucciolo d’uomo delle caverne”, Spot.

Una trama semplice, a conti fatti, molto classica, che si avvale anche di parecchi spunti dalla tradizione fiabesca e in particolare Disney (evidente a più riprese il rimando a Il Re Leone), ma che comunque scorre fluida e senza brutte sensazioni di déjà-vu.

Ma non è certo nello script che risiede la potenza espressiva dell’ultima pellicola firmata Disney-Pixar. La meraviglia e l’incanto di un’animazione iper realista che ormai ha raggiunto vette superiori a qualsiasi aspettativa, con un tasso tecnico elevatissimo, che fa degli ambienti dei veri e propri personaggi dell’opera, grazie a pause e silenzi intimi in cui avvengono gli snodi critici del film, in cui si nascondono le emozioni. Emozioni che, lontane dal coloratissimo Inside Out (comunque di un altro spessore per complessità e innovazione), trovano i loro momenti chiave nel silenzio, , che altro non sono se non il codice universale attraverso il quale Arlo e Spot imparano a comunicare.

C’è spazio per ridere, per apprezzare sequenze oniriche esilaranti, per ammirare omaggi al cinema di genere, per commuoversi e piangere, ma soprattutto per rimanere incantati dalla bellezza estetica di una pellicola che innalza ulteriormente un livello che ormai sembra irraggiungibile. Il viaggio di Arlo è un’opera curata nei dettagli, dove il cammino di Arlo è fisico ma soprattutto interiore, un percorso di cambiamento classico, sicuramente già visto, ma trattato con poetica delicatezza, capace di renderlo unico.

 

Voto: 3/4

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