Bella-e-Perduta

Unico film italiano presentato nel concorso internazionale del 68° Festival di Locarno, Bella e perduta è diretta da uno dei registi più schivi e indipendenti del panorama filmico nostrano, quel Pietro Marcello già autore di documentari come Il passaggio della linea (2007) e La bocca del lupo (2009). Opera difficilmente classificabile, esplora i territori magmatici della docufiction e della favola morale e si pone, sotto certi aspetti, come uno dei casi cinematografici dell’anno.

Il progetto nasce come testimonianza sull’“angelo di Carditello” Tommaso Cestrone, che ha dedicato la vita alla tutela di una splendida reggia borbonica in rovina nella devastata Terra dei Fuochi campana. La morte improvvisa di Cestrone ha tuttavia scombussolato i piani e il film ha subito una metamorfosi, tramutandosi come d’incanto in una fiaba malinconica che vede protagonista Sarchiapone, il bufalo di Tommaso.

Condannato a morte perché maschio (e quindi inutile), l’animale viene soccorso da Pulcinella, immortale figura folkloristica napoletana che emerge dalle viscere del Vesuvio e va con lui alla ricerca di una salvezza probabilmente impossibile. Curioso esempio di pellicola che coniuga l’impegno sociale a uno stile davvero personale e anticonformista, il film di Marcello è allegoria socio-politica e puro lirismo, contaminazione di linguaggi e sperimentalismo visivo.

Ode malinconica e solo apparentemente rassegnata a un’Italia “bella e perduta” cui prestano voce una divinità-maschera, un eroe dimenticato (o meglio, ingiustamente sconosciuto fuori dai confini campani) e una bestia dotata di coscienza (con la voce di Elio Germano), è cinema innovativo e coraggioso, di cui la mefitica produzione italiana di questi anni ha davvero bisogno.

Voto: 3/4

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