Nessuno-siamo-perfetti

“Giuda ballerino!” esclamerebbe probabilmente Dylan Dog, al pensiero di un documentario dedicato all’Indagatore dell’incubo. Ma il film di Giancarlo Soldi, che già ha regalato un omaggio all’universo della casa editrice Bonelli con Come Tex nessuno mai, non è interessato tanto a raccontare la storia di uno dei più amati fumetti italiani, quanto a scavare nell’anomala, schiva e magmatica personalità del suo creatore e demiurgo Tiziano Sclavi, in questo piccolo doc presentato al Torino Film Festival 2014 e ora “in tour” nelle principali città italiane.

Soldi, oltre ad essere uno dei principali collezionisti italiani di fumetti, ha diretto nel 1992 un giallo tratto da un romanzo di Sclavi, Nero (con Sergio Castellitto), ed è tra gli amici più stretti dello scrittore e sceneggiatore originario di Broni. Senza la pretesa di tracciare un percorso esaustivo della sua prolifica carriera, ma tratteggiandone le tappe principali (i lavori per il Corriere dei Ragazzi e il Corriere del Piccoli, l’attività di romanziere, il lungo percorso in Bonelli), il film restituisce un ritratto sorprendentemente intimo dell’artista e dell’uomo.

Soldi alterna due interviste rilasciate dallo stesso Sclavi, mescolate a quelle di moltissimi altri personaggi, dal fumettista Alfredo Castelli (creatore di Martin Mystère) al direttore editoriale di Bonelli Mauro Marcheselli, dalla scrittrice Bianca Pitzorno al disegnatore Aldo Di Gennaro, fino a Dario Argento, Thony, Roberto Recchioni, Castellitto e tanti altri. Da amici e colleghi, ma anche semplici fan, scaturiscono frammenti di opinioni e aneddoti - alcuni più interessanti di altri - che si compongono come i pezzi di un puzzle. La pellicola offre anche spezzoni di Nero e inserti animati popolati da immagini metaforiche e angoscianti (spesso sovrapposte a visioni di una Milano straniante, quasi allucinata), una scelta visiva che vuole trascinare lo spettatore nei cupi meandri dell’universo dylandoghiano, ma che dal punto di vista estetico lascia un po’ perplessi.

Al di là queste sbavature e di qualche didascalismo, il film di Soldi centra l’obiettivo: trasmetterci non solo il senso della rivoluzione operata nel fumetto italiano e nell’immaginario collettivo da Dylan Dog (non a caso, uscito per la prima volta in quello stesso 1986 che regalò sia Watchmen di Alan Moore che Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller), ma anche la complessità di un autore geniale quanto tormentato. Si diceva di due diverse interviste, per quanto riguarda lo stesso Sclavi, che sono inevitabilmente l’aspetto più affascinante del film. Nella prima, girata alcuni anni fa e decolorata in un bianco e nero soffuso, parla uno Sclavi ironico, aperto a raccontarsi, seppur contraddistinto da un’impressionante umiltà (“Non sono un artista, sono un artigiano”, dice lo sceneggiatore, anche di fronte ai complimenti di Umberto Eco). La seconda, molto più recente, mostra un Tiziano invecchiato, stanco, disilluso, marchiato a vita da difficoltà personali di cui non si vergogna di parlare (depressione, alcolismo, rapporto molto conflittuale con la madre). Ne emerge un’autoanalisi disarmante dall’esilio esistenziale che Sclavi si è costruito dopo il ritiro definitivo dalle attività. Mentre noi, ora che il suo più celebre personaggio è passato nelle mani di Roberto Recchioni e del suo radicale restyling, siamo consapevoli che la letteratura disegnata – come la chiamava Hugo Pratt – deve dolosamente fare a meno di uno dei suoi più grandi interpreti.

Voto: 2,5/4

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