SguardiAltrove cover verticale

piccioneVincitore della 71ª edizione della Mostra Cinematografica di Venezia e terzo capitolo della trilogia "esistenzialista" (con Songs from the Second Floor e You, the Living) firmata dallo svedese Roy Andersson, arriva in sala Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza. Il settantunenne regista, al suo quinto lungometraggio, incanta con una memorabile ballata dolceamara in bilico tra surrealismo ed esistenzialismo, chiaramente ispirata ai temi e alle forme del teatro scandinavo (impossibile non pensare aJohan August Strindberg) e dell’assurdo (evidenti gli influssi di Samuel Beckett ed Eugène Ionesco).

Visivamente e concettualmente splendide le inquadrature fisse e asettiche, che fotografano i personaggi, ridotti a manichini in balìa degli eventi, in un contesto minimalista e destrutturato. Le ripetizioni verbali e tematiche, i ricicli storici, la ridicolizzazione del potere, mostrato nella sua forma più becera: tutto concorre a veicolarel’impossibilità di dare un senso all’esistenza (come suggerisce il sarcastico titolo, ispirato a Pieter Bruegel) e a metaforizzare le miserie umane in ogni loro aspetto, tramite l’utilizzo di un umorismo spiazzante e corrosivo. Un viaggio comico e disperato, esilarante e toccante, ulteriormente enfatizzato dalla magnifica colonna sonora e da una luminosa fotografia, legata a doppio filo all’ossessione pittorica di Andersson. Le beffe della morte e, soprattutto, della vita, le contraddizioni di un mondo in pieno collasso. Un’esperienza cinematografica destinata a lasciare il segno.

Voto: 3/4

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