mommyRecensione scritta al Festival di Cannes 2014:

Il ritorno di Xavier Dolan dopo Tom à la Ferme, visto alla Mostra di Venezia 2013, è stato presentato al Festival di Cannes 2014, dove Mommy è stata tra le pellicole più applaudite del concorso. In tendenza con la sua poetica cinematografica, il regista propone una nuova storia dai forti risvolti psicologici: Diane è vedova da qualche anno, vive insieme al turbolento figlio adolescente Steve. Il ragazzo, che soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività, risulta sempre più difficile da gestire tanto che Diane chiederà aiuto a una vicina di casa.

Nato a Montréal nel 1989, Xavier Dolan ha all’attivo già cinque film e tutti di straordinario fascino. Mommy dimostra nuovamente il suo grande talento, tanto da regista quanto da sceneggiatore, grazie a una messa in scena esplosiva, irresistibile e ricca di scelte coraggiose e mai banali. L’autore infatti si e ci diverte giocando con il formato dello schermo, usandolo per quasi tutto il film in uno strettissimo 1:1 (così da trasmettere allo spettatore la situazione claustrofobica in cui vive la protagonista) e allargandolo in un paio di sequenze: non si tratta di un semplice esercizio di stile, ma di una scelta mirata a rappresentare le sensazioni mentali dei personaggi.

Sono diverse le sequenze emozionanti e difficilmente dimenticabili che il film regala, a partire da un commovente momento onirico in cui la madre immagina per suo figlio un futuro “normale”. Infine è doveroso lodare le riuscite interpretazioni dei tre attori principali: Suzanne Clément (la vicina di casa), Antoine-Olivier Pilon (Steve) e la strepitosa Anne Dorval (Diane).

 

Recensione scritta oggi, dopo una seconda visione del film:

Che Mommy sia un film sorprendente, era già stato ampliamente scritto e detto ai tempi della sua presentazione a Cannes. Dolan gioca con il cinema (non solo con i formati), con la luce, con la musica, con gli attori e, fatto questo non di seconda importanza, con il pubblico. Il film è confezionato ottimamente e a volte risulta persino un po’ troppo spavaldo, specchio di una personalità forte, esplosiva e piena di sé (quale il regista ha dato modo di possedere durante le conferenze stampa a Milano e Roma). Ma Mommy è un’opera sorprendente forse ancora di più per i contenuti in grado di trasmettere, le atmosfere umanissime, quotidiane, angoscianti, drammatiche ed emotive capace di ricreare senza incappare in nessuna retorica.

Non è un film che parla (solo) del rapporto tra una mamma e suo figlio, è un film che parla di tre vite completamente diverse (Diane, Steve e la vicina di casa) accomunate da un senso di precarietà in un mondo che li bolla come emarginati, un mondo che non li accetta per quello che sono, un mondo nel quale i tre sono costretti a sopravvivere più che a vivere. Come trapezisti all’interno di un circo solo in apparenza colorato e pieno di vita, ma che prima o poi rivela lo squallido grigiore del suo cemento, i personaggi dovranno decidere se scendere dalla fune o rischiare il volo (vedi la sequenza finale), sapendo che di sotto però, i materassi non ci saranno.

Voto: 3/4

 

 

 

 

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