Interviste

LE USCITE IN SALA DI APRILE 2019

avengers-endgame
 
Aprile è un mese davvero denso di uscite in sala: il film più atteso dalla nostra redazione è Avengers: Endgame, capitolo conclusivo della saga Marvel sui Vendicatori, ma al cinema escono anche l'acclamato horror Noi di Jordan Peele, il ritorno di Nadine Labaki con Cafarnao e il reboot Hellboy di Neil Marshall. Insomma, ce n'è per tutti i gusti! Eccovi l'elenco completo dei titoli:
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interstellarPER ME E' SI

E alla fine arrivò il giorno di Interstellar: che lo si voglia o no, il film più atteso dell’anno del regista più importante della sua generazione, la nuova opera di Christopher Nolan, insieme a James Cameron l’ultimo Re Mida hollywoodiano che riesce ancora ad avere un impatto macro, trasversale e mediatico su ogni tipo di pubblico. Bisogna infatti riconoscere al regista della trilogia del Cavaliere oscuro e di Inception di essere riuscito, con gli anni, a creare intorno ai suoi lavori l’aura del film-evento. Attesi con trepidazione, fatti oggetto di culto prima dell’uscita, amati dalle masse di cine-consumatori ma apprezzati anche da cinefili, i film di Nolan sono a tutti gli effetti eventi mediatici che riportano il cinema ai suoi vecchi fasti, quando era ancora il principale medium dell’occidente e i film di Spielberg e Lucas erano veri e propri fenomeni di costume, che forgiavano l’immaginario dei ragazzi degli anni ’70. Se poi, questo nuovo Re Mida annuncia che farà un film di fantascienza colta, avvalendosi del contributo di un fisico vero (Kip Thorne) per la stesura del soggetto e ispirandosi, più o meno scopertamente, a 2001: Odissea nello spazio, è chiaro che le attese (e le pretese) salgano alle stelle, insieme al rischio di fallire. Perché, come tutti sanno, più punti in alto e più ti fai male, se cadi. E questo, in parte, è quanto è successo a Nolan con Interstellar.

 La trama. Siamo in un futuro prossimo. l’umanità è al collasso, le risorse alimentari stanno finendo a causa di una non precisata “piaga” e, con ogni probabilità, entro due generazioni la specie umana si estinguerà. La NASA, ormai senza fondi, tenta un’ultima, spericolata missione: sfruttando la teoria dei viaggi temporali attraverso un warmhole, spedisce 4 astronauti e un robot, guidati dal pilota Cooper (McConaughey) e dalla scienziata Brand (Hathaway), in galassie lontanissime, alla ricerca di possibili altri pianeti abitabili. La missione, oltre a dover affrontare una serie di problemi di fisica teorica (uno su tutti, l’invecchiamento rallentato degli astronauti, a causa della vicinanza dei nuovi pianeti ad un buco nero), si porterà dietro, chiaramente, anche tutto il corollario di tic umani (amore, nostalgia, individualismo, istinto di sopravvivenza, falsità) che, ancora più chiaramente, cozzano con la Scienza.

Come detto, Nolan punta in alto, altissimo: il suo Interstellar è un film infarcito di riferimenti alla storia, cinematografica e letteraria, della fantascienza colta, partendo dal pianeta-oceano di Stanislaw Lem fino ad arrivare al robot intelligente di Kubrickiana memoria (usato, come si scoprirà, in una chiave diversa e non scontata) che accompagna la missione. Insomma, il regista guarda ai capolavori della fantascienza e non lo nasconde. Tuttavia il suo approccio al super-genere in questione è, come prevedibile, tremendamente cerebrale, macchinoso e, soprattutto, completamente votato alla plausibilità scientifica della vicenda raccontata. Una scelta, quella di avere come stella polare la verosimiglianza assoluta, che ha portato, come risaputo, alla collaborazione del rinomato fisico Kip Thorne al soggetto, ma che ha avuto, come effetto collaterale, quello di un notevole irrigidimento del racconto, almeno nelle sue componenti spettacolari ed action. A questo proposito, viene da sorridere a pensare che la scena d’azione più importante del film (quella dell’attracco alla stazione che ruota su se stessa a velocità folle a causa di un’esplosione) sia, sostanzialmente, un esercizio di un esame universitario di Fisica 2, con annesso svilimento della tensione cinematografica. A questa dittatura della Scienza sul cinema, inoltre, va aggiunto l’ingombrante sostrato di melodrammi umani che Nolan spalma sulla vicenda, tra figlie abbandonate, cosmici amori trans-galattici e riflessioni “altissime” sull’essere umano e le sue potenzialità intellettive. Il risultato, così, è un film stritolato da una parte dalla fredda Scienza e dall’altra da un afoso Umanesimo, un film dove l’amore spielberghiano per il racconto o il conturbante e magnetico astrattismo filosofico di un Solaris o di un 2001 non riescono mai ad emergere come vorrebbero.

Tutto ciò rende Intestellar, nella sua pretesa di andare a guardare negli occhi la fantascienza filosofica del ‘900, un film non riuscito? Sì. Tutto questo rende Interstellar un film brutto? No. Il film di Nolan, pur essendo, come detto, un film poco “fanta” e tanta “scienza”, rimane quanto di meglio si possa aspettare da un blockbuster nel 2014: in un'era in cui gli unici film fantastici che vengono elogiati sono quelli votati al disimpegno e all’auto-parodia guascona (si pensi agli osanna per Guardiani della Galassia), Interstellar rivendica, con un gesto coraggioso, il diritto di far riflettere lo spettatore, mentre lo intrattiene in un viaggio interstellare. Nonostante le derive scientiste di cui si diceva sopra, insomma, il film di Nolan è pur sempre un'astronave cinematografica che, con le sue luci e il suo gigantismo, rapisce lo sguardo dall’inizio alla fine del suo passaggio.

Probabilmente un malriuscito film di fantascienza filosofica, ma un grande blockbuster.

Voto: 2,5/4

Michele Chighizola

 

 

PER ME E' NO 

Dopo aver chiuso la trilogia Batmaniana nel 2012, il regista Christopher Nolan si è lanciato in un progetto alquanto difficile e complesso, ma di sicuro affascinante come Interstellar. Un film che nelle sue nobilissime intenzioni, si pone l'obiettivo di essere un'avventura sci-fi visivamente impressionante e coinvolgente che possa abbracciare una gamma di pubblico quanto più ampia possibile, ma anche di cercare un livello e una portata superiori, che stimoli lo spettatore non solo ludicamente ma anche da un punto di vista più profondo. Banalmente unire spettacolo e riflessione, entartainment e autorialità, due caratteristiche che in molti (fan e non solo) riconoscono al cinema del regista inglese.

L'intenzione di Nolan di fare di Interstellar non un semplice un film di fantascienza è chiara e limpida, non serve possedere il massimo dell'argutezza per accorgersene. Perché oltre i buchi neri e gli wormhole, oltre i paradossi spazio-temporali e le galassie, il centro nevralgico e umano del film è il legame d'amore tra un padre e una figlia, specificatamente tra il personaggio di Cooper (Matthew McConaughey) e la figlia Murph (interpretata nella versione adulta da Jessica Chastain). Non è una questione di sottotesti invisibili ai cinici o ai negazionisti; che Nolan abbia tentato di inserire un cuore nella sua opera è cosa ovvia fin dalle prime scene, non un simbolo nascosto tra le pieghe del genere fantascientifico.

Rispetto ad Inception, Nolan abbraccia una maggiore linearità di racconto ed è innegabile che, sulle orme di Spielberg, tenti di trovare l'umano tra le grandi cose dell'universo. Ed è inoltre innegabile che in alcune scene il regista smuova qualcosa nel pubblico, come ad esempio nella forza dell'abbraccio tra Cooper e la piccola Murph prima che il primo parta in missione, o nei vari video che i figli mandano dalla Terra al padre in giro per galassie. Ma a Nolan manca, qui come in tutto il suo cinema, l'occhio per guardare veramente a quel sentimento. Non ne possiede la delicatezza né l'anarchia o la furia. Quel cuore a cui si inneggia è parte di un'immagine forzata, messa quasi di proposito per smentire chi accusa il regista di essere asettico. E invece ottiene l'effetto contrario, perché si vede (o meglio si percepisce) che quella non è la sua materia, che è racconto che brucia nel bisturi registico nolaniano, e quindi non lascia veramente il segno. Anche perché se solo due scene cercano una propria anima su un minutaggio di 169 minuti, forse significa che non c'è veramente stato un cambio di rotta emotivo.

Perché Interstellar è un po' il solito Nolan, è un'opera limbo come il suo autore. Troppo abile tecnicamente e stilisticamente per essere messo alla stregua di un qualunque mestierante hollywoodiano, ma non ancora capace di avere la visione di un grande Maestro. Ad Interstellar manca lo sguardo e manca profondità (non come densità di tematiche trattate) nel dare senso e corpo ai propri personaggi, nel dargli tridimensionalità. Salvo lo stupore e il sense of wonder di un film visivamente affascinante, le immagini di Interstellar non hanno identità e non trasmettono molto, perché dietro ad esse c'è solo una struttura che non regge.

E la questione dell'amore, tema focale del film, è talmente spiattellata e urlata da perdere ogni forza (e, ripetiamolo, non è questione di essere persone aride). Così come le varie grosse parole (spazio, tempo, gravità) messe in bocca ai personaggi, non risultano sincere e credibili solo perché dette con altisonanza.

Ma il problema è un altro, e non sta nel tentativo di porre l'amore come risposta ai grandi quesiti (se Nolan non avesse fallito in questo, Interstellar sarebbe un film straordinario), né l'ambizione smisurata: il problema è la hybris cinematografica del film, il fatto di volersi posizionare su un piedistallo prima di salirci e di ambire a cose che non può promettere. Per questo Interstellar non merita nemmeno di essere difeso come un film sbagliato, come un'opera che abbia la poesia e la bellezza del film fallimentare e imperfetto ma da proteggere. Il film più atteso dell'anno è un giocattolone fanta-spettacolare e nulla più. 

Voto: 1,5/4

Riccardo Tanco

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IL SUPERPAGELLONE DI MARZO 2019

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Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di MARZO 2019

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