sils mariaDa sempre interessato a scandagliare il backstage del cinema, Olivier Assayas aveva già raccontato il “dietro le quinte” di un film nel discusso Demonlove del 2002 e, soprattutto, nell’inedito e bellissimo Irma Vep (1996), singolare versione punk e arty di Effetto Notte di Truffaut, dove veniva seguita una giovane attrice hongkonghese per la prima volta alle prese con un film girato in Francia. Con Sils Maria il regista francese compie la stessa operazione, tuttavia abbandonando l’universo del cinema orientale, sua passione giovanile, per spostarsi in Europa, patria del cinema d’autore, portando a maturazione le sue riflessioni sulla settimana arte e, con ogni probabilità, dando vita alla migliore opera della sua carriera.

Siamo sulle Alpi, dove l’affermata attrice francese Maria Enders (Binoche) sta preparando, insieme all’inseparabile assistente Valentine (Stewart), una nuova trasposizione teatrale del film che, 20 prima, le aprì la strada ad una grande carriera tra cinema colto e Hollywood. Questa volta, tuttavia, la pièce, che racconta di una donna giovane che fa perdere la testa ad una più matura, vede i ruoli ribaltati: se 20 anni prima Maria interpretava la fiammeggiante ragazza, questa volta vestirà i panni della donna di mezza età che vede la sua vita andare in pezzi di fronte alla provocante giovane, interpretata per l’occasione dalla star hollywoodiana Jo-Ann (Moretz). La vita reale e la pièce, per Maria, così, cominceranno a coincidere.

Film denso, con moltissima carne al fuoco, che fonde la riflessione sul cinema con il racconto dell’invecchiamento (del corpo) e della maturazione (intellettuale) di una donna-attrice, Sils Maria prende le mosse, come detto, da quanto già fatto da Assayas nelle sue opere precedenti: con una forza narrativa unica nella sua fluidità e nel suo realismo, il regista racconta, attraverso il personaggio di Maria, il brulicante “dietro le quinte” del cinema d’autore europeo, tra noiose cerimonie, boriose interviste, l’alito minaccioso del gossip di internet e il quotidiano lavoro di scelta dei futuri progetti cinematografici. Una descrizione ficcante di quel mondo fumoso, di certo non benevola, ma che non scade mai nella satira più semplice e brutale. Su questa ambientazione realistica, poi, Assayas innesta il gioco di specchi tra i 2 personaggi femminili della pièce (con l’anziana donna che si innamora di quella giovane) e Maria e la sua assistente Valentine, che mentre provano il testo finiscono per proiettare la loro vita nei personaggi, finendo per rivivere, nella realtà, le tensioni del testo di finzione (in un processo simile a quello visto nella Venere in pelliccia di Polanski). Il risultato è una complesso labirinto, un’intricata ragnatela cinematografica di suggestioni umane, cinefilia e attrazione erotica, che, tuttavia, Assayas riesce a rendere straordinariamente solida, coerente e, soprattutto, fruibile. Su tutta l’opera, ad ogni modo, troneggia un amore smisurato per la scrittura dei personaggi, per gli attori e, più in particolare, per l’arte della recitazione; perché, come dice Maria Enders/Juliette Binoche in uno dei dialoghi più ispirati del film: “vivere un personaggio è diverso dal riflettere su di lui”.

Pur scontando, forse, qualche ingenuità qua e là (alcune riflessioni su cinema americano e cinema europeo sono leggermente superficiali; il gioco tra personaggi della pièce e personaggi del film a volte è forzato), Sils Maria è senza dubbio una delle uscite più interessanti di questo mese, un film che può contare su una grande performance delle tre attrici principali (clamorosa la Binoche, sempre di più la maggiore attrice della sua generazione); un film che, in fin dei conti, costituisce la vetta della carriera cinematografica di Assayas dai tempi, proprio, di Irma Vep.

Voto: 3/4

 

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