ritorno allavanaLaurent Cantet registra e mostra le relazioni fra gli esseri umani. La natura di questi rapporti, l’importanza che hanno per il singolo e per il gruppo, la loro intensità, le loro conseguenze sono pane per i suoi denti. Il regista francese, infatti, può essere messo a capo di un certo cinema che vuole cogliere l’importanza delle relazioni. Ritorno a L’Avana, dopo il ben noto La classe, conferma la sua cifra stilistica.

La nave di Ulisse approda dopo numerose peripezie nella sua natia Itaca, L’Avana. I conoscenti del novello Odisseo di Cantet lo accolgono a braccia aperte. Il ritorno del figlio prodigo sarà il pretesto per organizzare una festa fino all’alba sul terrazzo di casa di uno degli amici. Nonostante la gioia per questa rimpatriata, l’incontro metterà in luce alcuni rancori, vecchi litigi, ideali perduti e disillusioni.

Nato come cortometraggio per il film a episodi 7 giorni a L’Avana, il regista si rende ben presto conto che la tematica del ritorno in patria non poteva che essere affrontata in lungometraggio. L’esilio del protagonista è un confino forzato, come quello di Ulisse. Al suo ritorno le cose sono cambiate. La Cuba a lui nota, così come le persone che la abitano e i suoi amici, sono cambiate; la disillusione post-rivoluzionaria ha fatto breccia nell’animo dell’isola. I proci sono ovunque. La serata è l’occasione per riaffermare una certa dignità.

Cantet realizza una pellicola molto densa e d’impianto teatrale. Il tutto, o quasi, si svolge sulla terrazza della casa di uno degli amici. Vecchie fotografie, rum, ricordi giovanili e fagiolata generale infarciscono i momenti cardine. Man mano che gli ospiti arrivano e che la tensione sale, i dialoghi si fanno più serrati, il montaggio accelera e la cinepresa si avvicina ai personaggi.

Sono, però, i momenti di pausa a lasciare allo spettatore la possibilità di riflettere e porre l’attenzione su altre componenti filmiche. Ciò che emerge dal lavoro di Cantet è un attento studio dei suoni e dei rumori dell’isola di Cuba. Essi fungono non solo da colonna sonora o da “altro personaggio”, ma da vero e proprio spartito che ritma l’intera serata, il ritorno di Ulisse e che lascia un sapore d’epicità alla lunga conversazione fra i commensali. Il timore di una caduta di stile è sempre dietro l’angolo, ma il regista francese rifiuta ogni qual sorta di compromesso melodrammatico con il passato. È il presente a resistere a possibili flashbacks strappalacrime sui sedici anni spagnoli del protagonista o sulla gioventù artistica del gruppo di amici. Ancorato all’odierno, Ritorno a L’Avana si mostra ancora una volta debitore alla tradizione teatrale dalla quale riprende l’intera struttura, ma anche la temporalità.

Voto: 2,5/4

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