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Philip Seymour Hoffman   Michelle Williams   Charlie Kaufman   Catherine Keener   Samantha Morton  

synecdoche-new-york-locandinaSineddoche: figura retorica che consiste nel sostituire un termine con un altro che si relaziona con il primo per un rapporto quantitativo o di vicinanza. Ma “Synecdoche” si pronuncia anche un po’ come “Schenectady”, la cittadina dello stato di New York dove vive il dolente e ipocondriaco Caden Cotard (Philip Seymour Hoffman), regista teatrale alle prese con una moglie in crisi (Catherine Keener), una figlia di quattro anni e un’amante (Samantha Morton).

I giochi linguistici impregnano i dialoghi del primo film da regista di Charlie Kaufman, geniale sceneggiatore prediletto da Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello, Human Nature) e Spike Jonze (Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee). Il film arriva nelle sale italiane con ben sei anni di ritardo a causa di una lunga diatriba legale, nonostante il passaggio in concorso all’ormai lontano 61° Festival di Cannes.

 

Altro divertissement, il cognome del protagonista richiama la sindrome di Cotard, disturbo psichiatrico che porta una persona a credere di essere deceduta. La morte sembra infatti seguire Caden come un’ombra, specialmente nella prima parte della pellicola quando il decadimento fisico inizia a consumarne il corpo a poco a poco. Poi, l’opera di Kaufman diventa un film-cervello, a metà tra Pirandello e Kafka, dove sfumano i confini tra la realtà e la finzione dello spettacolo messo in scena da Caden, e la narrazione si trasforma nella materializzazione delle sue ossessioni (che sono anche quelle del regista?).

Non è facile descrivere questa anomala e particolarissima opera prima di un autore che ha sempre fatto della vena surreale e della mancanza di linearità il suo marchio di fabbrica (basti pensare che firmò lo script di Il ladro di orchidee insieme all’immaginario gemello Donald; i “due” sono anche protagonisti del film). Certo è che un simile lavoro, iper-intellettuale e costantemente impregnato di malinconia nichilista e di apparente nonsense, risulterà inevitabilmente indigesto alla maggioranza del pubblico. Un eccesso di durata e lentezza ne appesantisce infatti la visione, nonostante la capacità di Kaufman di tradurre il labirinto mentale di Caden in immagini dotate di grande fascino visivo. Al di là di tutto, comunque, emerge soprattutto la sublime interpretazione di un immenso Philip Seymour Hoffman, che ci fa rimpiangere ancor di più questo straordinario attore scomparso troppo precocemente.

Il resto del cast conta star affezionate alla scena indie per lo più newyorchese: oltre ai nomi citati, vediamo scorrere sullo schermo Michelle Williams, Emily Watson, Dianne Wiest, Jennifer Jason Leigh, Hope Davis. Resta il dubbio (da sciogliere eventualmente in una seconda visione) se quello che abbiamo di fronte è un esercizio di stile troppo cerebrale o, come lo definì nel 2009 il compianto critico Roger Ebert, “il miglior film del decennio”.

Voto: 2,5/4

 

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