Interviste

IL CALENDARIO DI NOVEMBRE 2019

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Scorsese, Polanski, Allen: cosa chiedere di più a questo calendario delle uscite in sala di novembre? Un mese ricchissimo, che vede anche il ritorno di Ken Loach, di Frozen, l'arrivo della Palma d'Oro Parasite e di un atteso film d'animazione italiano come La famosa invasione degli orsi. Senza dimenticare che anche gli attori possono tirare fuori doti da regista, come dimostrano i casi di Edward Norton, Casey Affleck e Marco Bocci. Di seguito, tutte le uscite del mese.
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Alabama MonroeIn italiano è Alabama Monroe, a livello internazionale è conosciuto come The broken circle breakdown: la sua fama ha fatto il giro delle distribuzioni di mezzo mondo a partire dal festival di Berlino 2013 quando ha fatto bella mostra di sé nella sezione Panorama, dove ha vinto il premio del pubblico, arrivando persino a concorrere nella cinquina all’Oscar per il film straniero quest’anno, probabilmente il rivale più pericoloso per il nostrano La Grande Bellezza. Uno semplice sguardo al trailer potrebbe ingannare sotto più aspetti: sembra quasi di percorrere scenari rurali degli Stati Uniti con la musica bluegrass di sottofondo, invece siamo in un Belgio outsider contrassegnato da luci ed ombre. Potrebbe sembrare una placida storia d’amore contrassegnata dalle sue problematiche, in stile Walk the line, e invece…

 

Siamo negli anni ’90 a Gand, nel cuore del Belgio fiammingo. Didier ed Elise sono due voci outsider nel placido panorama belga: lui (Johan Heldenbergh) è voce e chitarra di un gruppo di bluegrass, filone musicale a metà tra il gospel e il jazz, costituito da una forte improvvisazione strumentale, che ama e venera come la patria da cui il genere ha preso le mosse: gli Stati Uniti, di cui Didier sembra recuperare tutto, dal dresscode alla filosofia di vita. Incontra Elise (incantevole Veerle Baetens), una bella tatuatrice bionda, una voce fuori dal coro come lui. E’ bella e ha una voce splendida, diventa la nuove voce della band e soprattutto comincia una relazione appassionata con Didier: lei in intimo a stelle e strisce, lui con la passione per l’on the road e il sogno americano, uno squarcio luminoso su una realtà grigia.

Ma il film è molto più di questo: scomposto e frammentario, galleggia in una struttura caotica in cui cambia continuamente segmento temporale, spaesando continuamente lo spettatore e accostando emozioni forti e antitetiche. Così lo spettatore segue, empatico e agonizzante, il crudele cancro della figlioletta Maybelle, poi fa un salto indietro al felice momento del “matrimonio” non convenzionale della coppia, e così via in un andirivieni di salti temporali in cui quel cerchio perfetto che sembrava essere l’esistenza della coppia sente gli scossoni impietosi della venatura tragica. Attraversato da ossimori fortissime e da emozioni radicalmente contrapposte, il film è un variopinto arabesco che cresce parallelo all’opinione di Didier per l’America: dall’infatuazione degli anni giovani all’irrompere dei demoni sopiti con l’attentato del 9/11, fino alle dichiarazioni dell’ex-Presidente Bush sull’interruzione della ricerca sulle cellule staminali (tema caldo e delicato ancora oggi), per Didier ed Elise è il brusco terremoto della tragica disillusione del cinismo e della disillusione che spazza via il facile sogno e il fascino americano. Il corpo di Elise, contrassegnato di tatuaggi coi nomi di tutti gli amanti poi ricoperti da altre incisioni, e con una lingerie dal motivo americano, ricorda la caducità delle passioni e dei desideri. Tutto il film sembra comporsi come affresco della disillusione di quell’America che per decenni ha ispirato l’Europa e che svanisce rapida sotto i colpi di un’amara realtà. Ma forse una soluzione c’è: cercare conforto nelle piccole cose, in quel sottile spiraglio positivo che ispira la nostra nicchia abitativa, come l’Alabama e Bill Monroe per i protagonisti.

 

Voto: 3/4

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