SguardiAltrove cover verticale

The Amazing Spider-Man 2Il ragno cresce: non sono più solo volteggi tra i palazzi appeso a flebili fili di ragnatela fra l’Empire State Building e il Flatiron, non più solo le vampate adolescenziali e i primi timidi appuntamenti: adesso è anche il diploma, i piani per il futuro, le responsabilità crescenti. Un capitolo della vita alle spalle, uno nuovo di fronte: Peter Parker (Andrew Garfield) è ancora quel ragazzo confusionario e affaccendato, divertente ma combattivo che avevamo lasciato alla fine di The Amazing Spiderman, il primo capitolo del nuovo trittico cinematografico sull’Uomo Ragno, intessuto dalle abili mani di Marc Webb, il regista del fortunato (500) Giorni Insieme. La trilogia (o meglio, il “reboot”) aveva chiarito fin dal principio una linea di ben altra natura alla base del film: quell’”Amazing” del titolo non sta lì a caso, così come il dinamico Marc Webb e i tanto apprezzati Andrew Garfield e Emma Stone fanno tutti parte dello stesso piano d’azione: creare uno Spider-Man più frizzante ed energico, più umoristico ma anche più incentrato sulle origini (non a caso la partner non è ancora Mary Jane, bensì Gwen Stacy), sui traumi della crescita e l’incontro con la cruda realtà della vita.

 

Se il primo “Amazing” ci era piaciuto ed era riuscito nel suo intento, radunando bene fra le sue corde tutta l’intro di avvio su Peter Parker, sull’assorbimento genetico ma anche sui primi legami sentimentali e sulle insofferenze adolescenziali (litigi di famiglia ovviamente inclusi), il tutto condito da quegli ammiccamenti umoristici cui alludevamo, in cerca del lato più “teen” della storia, purtroppo non abbiamo potuto riconfermare la nostra soddisfazione per il sequel. Affrettato se non precipitoso, la comicità tirata troppo al limite (rasentando talvolta livelli quasi demenziali), un intrigo di villains in rapida sfilata (il principale è Electro, tanto ben presentato nel background dell’essere umano Max da cui Electro si origina quanto velocemente congedato con facilità nelle battute finali) e una frenesia quasi fastidiosa, più che un film ponderato nella sua storia sembra che gli sceneggiatori si siano concentrati solo su come renderlo una “cerniera” tra il primo film e il prossimo sequel. Decisamente troppo tuttavia, se consideriamo quante timeline vengono aperte e chiuse in fretta senza rispettare alcuna escalation emotiva né la benché minima armoniosità del capitolo precedente. Colpa forse del cambio nella scuderia degli sceneggiatori: non più Steve Kloves (Harry Potter), James Vanderbilt (navigata penna di cinema e anche degli Spider-Man precedenti) e Alvin Sargent (Zodiac), ma Kurtzman, Orci e Pinkner. In definitiva, il film appare come un sostanziale prologo al gran finale: uno Spider-Man cresciuto e nutrito di dolore soffocato e il Green Goblin in cui il suo ex amico Harry Osborn dalle pettinature discutibili si è trasformato.

A voler però essere sinceri il lato in assoluto più fastidioso è un altro: la spicciola retorica a stelle e strisce che raggiunge la concretizzazione in scene imbarazzanti e francamente stonanti col mood. Un bambino vestito da Uomo Ragno che sfugge con nonchalance al controllo dei genitori per andare a sfidare il criminale russo armato fino ai denti? Tutto ciò sposta radicalmente verso il basso la puntina del target di pubblico cui il film mirava: speriamo che si inverta la marcia, altrimenti il capitolo conclusivo non sarà un teen-superhero movie, ma piuttosto in netta direzione “child”.

 

Voto: 2,5/4

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.