Interviste

IL CALENDARIO DI SETTEMBRE 2019

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Dopo mesi estivi piuttosto fortunati, soprattutto grazie agli incassi de Il re leone, la stagione cinetografica entra nel vivo con i tantissimi film in uscita a settembre. Tra i più attesi, certamente Martin Eden con Luca Marinelli, il secondo capitolo di It, C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino e Ad Astra con Brad Pitt. Eccovi il calendario completo.

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locandina-oculusSi sa, sono tempi durissimi per i fan dell’horror. Per un buon prodotto (come ad esempio L’evocazione) in uscita, si è costretti a sopportarne altri 10 mediocri e noiosi, quando non proprio inguardabili, fatti con lo stampino.

Quando Oculus di Mike Flanagan (nato a Salem, non a caso) ha fatto parlare di sé, raccogliendo ampi consensi critici, si è quasi sperato al miracolo di un noveaux horror capace di riscattare decenni di sottoprodotti facilmente dimenticabili: non è così, purtroppo, ma resta un film non del tutto trascurabile, con alcuni spunti interessanti.

Tim Russell (l’australiano Brenton Thwaites) esce dall’ospedale psichiatrico dopo dieci anni di detenzione: una tragedia familiare l’ha portato alla reclusione distruggendo la sua vita e quella della sorella Kaylie (Karen Gillan, che viene dal Doctor Who). I coniugi Russell sono morti in una terribile notte di violenze compiute sotto gli occhi dei due figli bambini: dopo aver torturato e ucciso la moglie, il pater familias è stato freddato dal piccolo Tim, desideroso di proteggere la sorella. Un mondo da ricostruire, quello dei fratelli Russell, ma mentre Tim vorrebbe solo ricominciare a vivere dimenticando quella notte da incubo, Kaylie è decisa a fare luce sugli accadimenti: uno specchio antico abitato da una misteriosa entità demoniaca sarebbe stato la causa di tutto il male e la ragazza vuole distruggerlo con l’aiuto del fratello.

 

Se narrativamente non siamo davanti a niente di rivoluzionario, è la struttura del film a rendersi interessante, con continui flash-back che riportano all’infanzia traumatica dei due bambini: i due protagonisti percorrono i corridoi della loro vecchia casa imbattendosi nei ricordi, sfiorando i loro giovani alter-ego intrappolati in una situazione agghiacciante di violenza incomprensibile.

Ancora più interessante è il sottile sospetto inoculato dal regista nello spettatore che gli eventi soprannaturali di casa Russell siano in realtà frutto delle menti fragili e segnate per sempre dei ragazzi, vittime di allucinazioni collettive costruite inconsciamente per proteggersi dall’indicibile.

La follia, il degenero morale e psichico che si insinua serpeggiando nella classica famiglia americana dei sogni sono rappresentate piuttosto bene, e sarebbe stato più interessante vedere Flanagan spingere maggiormente l’acceleratore su questo punto. A un certo punto, però, il regista sembra accontentarsi di affidarsi all’horror puro, con tanto di esseri demoniaci che si aggirano per la casa, e questo rende la seconda parte del film decisamente più debole e meno originale.

Da rilevare l’attuale tendenza a produrre lungometraggi horror a partire da corti: Flanagan, già autore dell’apprezzato feature Absentia (2011) aveva realizzato già nel 2006 il cortometraggio Oculus. Stesso percorso per Andrès Muschietti, autore di Mama (2013) versione “allungata” del suo corto Mamà (2008). Se i corti rappresentano quindi un ottimo biglietto da visita per i produttori, il rischio che si corre è quello di sopravvalutare il potenziale che una bella storia, ottimamente resa in una decina di minuti, può avere e sottoporla alla prova della lunga durata senza essere sicuri di riuscire a superarla.

Oculus resta comunque un prodotto piuttosto godibile, che al di là di qualche scivolone nel compiacimento da spavento mostruoso che caratterizza gran parte degli horror contemporanei (non se ne può davvero più di fantasmi femminili dai lunghi capelli e dalle movenze a scatti), intrattiene senza indulgere eccessivamente nello splatter. E con i tempi che corrono, è qualcosa.

Voto: 2,5/4

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