NYMPHOMANIAC-Character-PosterSi dirà che è troppo facile parlare male di questo film. Si dirà, anzi che è un film fatto apposta per farsi distruggere. Per irritare, provocare e scuotere chissà quali rimossi della coscienza. Si dirà che Lars Von Trier, ancora una volta, gioca a infastidire compiacendosi delle critiche e che criticandolo si farà il suo gioco.

 

Tutto vero e giusto, ma purtroppo non ci sono alternative, o meglio: l’unica alternativa a stroncare Nymph()maniac Vol. I è ignorarlo. Perché è un’opera talmente vacua e priva di contenuti che, in effetti, un’analisi delle sue mancanze potrebbe risultare in uno spreco di tempo ed energie.

 

Dovevamo già capirlo dalla martellante campagna pubblicitaria, con i protagonisti ritratti in smorfie orgasmiche, che Lars Von Trier questa volta non intendeva fare sul serio. Sarebbe bastato quel titolo così evocativo, con tanto di parentesi tonde al posto della “o”, scelta degna di un ragazzino di terza media, a rimarcare che, se non si fosse capito, questo film parla di sesso. E lo fa esplicitamente, senza tagli tattici, mostrando autentici peni e vagine in azione: che scandalo, nel 2014. Non pago di questo furto della marmellata il regista, come uno scolaretto che vuole far indispettire la maestra, si permette ogni capriccio formale possibile e immaginabile: split screen, scritte in sovraimpressione à la John Waters e chi più ne ha più ne metta in un crescendo di bullismo autocompiaciuto. La vivace vita sessuale della ninfomane Joe (Charlotte Gainsbourg) viene così ritratta in tono scanzonato, tra echi grotteschi e voyeurismo porcellone. Ma il cineasta danese non si ferma qui: dovendo comunque darsi arie di autorialità, inserisce tra i capitoli di questo primo volume fini pennellate di cultura moderna, con il personaggio un po’pedante di Stellan Skarsgård che discetta dottamente e placidamente dello scibile umano, da Fibonacci alla polifonia di Bach. Inoltre, nell’estenuante capitolo “Delirium”, forse il punto più basso e irritante di questa sequela di copule e strizzatine d’occhio, Von Trier ci sottopone per venti minuti all’agonia in bianco e nero di Christian Slater, a sottolineare che non si parla solo di sesso scandaloso, ma anche di importanti temi esistenziali.

La Gainsbourg fa quello che può, e per sua fortuna le copule, in questa prima parte, sono affidate all’impalpabile Stacey Martin, nel ruolo della giovane Joe, mentre Shia LaBeouf mostra generosamente parti del corpo che forse risultano essere più espressive della sua faccia. Curiosa e straniante sequenza con protagonista Uma Thurman in un ruolo comicamente isterico che non avrebbe sfigurato in Carnage di Polanski.

L'attesa per il secondo volume, con i suoi tre ulteriori capitoli, è ai minimi storici.

Alla fine di tutto questo, un grande senso di vuoto e di tristezza pensando a Von Trier che, a colpi frenetici di lombi, si era illuso di poter scandalizzare il mondo. Uno sbadiglio lo seppellirà.

Voto: 1,5/4

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