Rise. Ecco la parola chiave per comprendere appieno questo film. Malamente tradotto in italiano con “il ritorno” (ma ormai non ci sorprendiamo più di nulla), “rise” significa rinascere, risalire, sollevarsi. Ed è proprio questo il punto cardine su cui Nolan insiste per tutti i 164 minuti. Non a caso, la scena madre del film, collocata al centro del suo minutaggio e girata magistralmente sottolinea ancora di più quanto il regista tenga a questo tema. Wayne infossato in una sorta di prigione incavata in un pozzo profondissimo, per liberarsi dovrà scalare la parete, ma solamente quando lo farà senza la corda di sicurezza, senza il cordone ombelicale che lo lega al suolo, riuscirà nel suo intento, nella sua rinascita. (Ri)nascono tutti in questo film. Il cattivo Bane all’inizio, un futuro eroe alla fine, una città intera nel mezzo.

 

 

 

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Gotham è la vera protagonista della pellicola. Nolan introduce molti (anzi, troppi) nuovi personaggi e li segue un po’ coralmente non ritagliando per ciascuno lo spazio adeguato. Questo mi sento di dire sia l’unico difetto che il film si porta dietro. E’ un’opera complessa, epica, che non si dimentica da dove viene e non dimentica mai dove vuole arrivare. Il film riesce a concludersi da solo, ma soprattutto riesce a concludere una trilogia che ha ancora più senso se analizzata come un unicum. Bruce Wayne in quanto uomo si è smarrito ritrovandosi come guardiano protettore (Batman Begins), si è sacrificato per il bene della sua città attraverso diversi turbamenti dovuti al suo doppio ruolo in Gotham (il tema del doppio analizzato egregiamente ne Il Cavaliere Oscuro), e ora ritorna sulla scena, dopo 8 anni di pace, l’arrivo di una nuova minaccia, la caduta e la rinascita porteranno Wayne ad annullare completamente se stesso (“You’ve given them everything” lo ammonisce Catwoman sul finire del film. “Not everything, not yet” risponde sicuro il nostro eroe). Gotham prova a risorgere, ma per farlo ha bisogno di Batman, non di Wayne. Il tutto condurrà ad un finale purtroppo irreale, ma commovente, un finale in cui si riscontra tutto lo stile di Nolan (rimandi a sequenza precedenti, musica incalzante, sguardi in camera) che a noi piace molto.

Come se non bastasse il film è costruito in maniera impeccabile, non annoia, persiste in un climax lungo più di due ore, gli attori dimostrano di essersi meritati la loro gloria nella storia del cinema e, oltre ai soliti impeccabili Caine, Freeman e Oldman, anche la Hathaway dà corpo ad una Catwoman semplicemente perfetta e che si fa sentire quando non compare sulla scena. E in tutto questo mi si perdoni se non ho speso righe a lodare l’immensa colonna sonora firmata da Zimmer.

Ci mancherà il Batman di Nolan. Sia come film d’intrattenimento, sia come opera cinematografica di alto spessore. Un film che combatte contro la superficialità degli ultimi cinecomics, che combatte contro la stupida sovrabbondanza di effetti speciali e pellicole in 3d. Batman ci ha salvati, ora siamo sazi a sufficienza, ma chissà se magari, tra altri 8 anni, proprio come accaduto a Gotham, non arriverà una nuova minaccia cinematografica per cui varrà la pena richiamare in scena l’uomo pipistrello. Chissà.

 

Dal nostro inviato a Londra, Simone Soranna

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