Interviste

LE USCITE IN SALA DI APRILE 2019

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Aprile è un mese davvero denso di uscite in sala: il film più atteso dalla nostra redazione è Avengers: Endgame, capitolo conclusivo della saga Marvel sui Vendicatori, ma al cinema escono anche l'acclamato horror Noi di Jordan Peele, il ritorno di Nadine Labaki con Cafarnao e il reboot Hellboy di Neil Marshall. Insomma, ce n'è per tutti i gusti! Eccovi l'elenco completo dei titoli:
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allacciate-le-cinture-locandinaAllacciate le cinture! Questo è il titolo della nuova fatica di Ferzan Ozpetek ma anche un’avvertenza per gli spettatori: allacciate le cinture perché vi troverete di fronte ad uno dei film più sgangherati, irritanti, insulsi e involontariamente demenziali della già non certo scintillante carriera del cineasta di origine turca.

Di cosa parla Allacciate le cinture? Della vita, vi risponderebbe Ozpetek, come ha effettivamente fatto in occasione della presentazione del film a Roma: già questo dovrebbe bastare per inarcare dubbiosamente un sopracciglio e fiutare l’imminente disastro. Ma andiamo oltre.

Kasia Smutniak (truccata alla Claudia Pandolfi, recitando pure peggio) è Elena, una cameriera di un bar di Lecce, che si innamora di un tanghero troglodita, il bell’Antonio (Francesco Arca… no, non è un omonimo del tronista di Uomini e donne: è proprio lui!). C’è un problema: Elena è fidanzata con Giorgio (Francesco Scianna), mentre il tanghero ha una storia con Silvia (Carolina Crescentini ormai in perfetta simbiosi con la “cagna maledetta” di borisiana memoria), migliore amica di Elena.

Passano 13 anni: Elena sposa il tanghero, ha due figli (una sgradevolmente logorroica, l’altro muto come un pesce) e apre con il suo migliore amico Fabio (Filippo Scicchitano) un locale di successo.

Tutto sembra andare per il meglio, quando improvvisamente ad Elena viene diagnosticato un tumore al seno: il tanghero inizialmente scappa, ma poi torna sui suoi passi e scopre di avere un cuore; Fabio (super gay macchietta, figura imprescindibile del cinema di Ozpetek) diventa una seconda ombra per Elena e la povera donna oltre al cancro deve sopportare le cure e le attenzioni di tre donne di tracimante idiozia, vale a dire la madre (Carla Signoris), la zia (Elena Sofia Ricci) e la moribonda Egle (Paola Minaccioni). Ma le “sorprese” non sono certo finite…

È, per certi versi, un film sorprendente Allacciate le cinture, perché riesce sistematicamente a deludere anche le più basse aspettative. Inizia come una tediosa e trita storia d’amore passionale, vira verso il dramma ricattatorio (con tutti i telefonatissimi stereotipi del cinema del dolore della peggior risma) e infine diventa qualcos’altro. Non è ben chiaro cosa, ma diventa qualcos’altro.

Ozpetek si crogiola divertito nella mediocrità assoluta del suo cinema, dei suoi personaggi senza spessore, dei suoi drammi grossolani e della sua furbizia spacciata per profondità e sentimentalismo.

Dalla scrittura, alla recitazione, alla regia (con falsi piani sequenza, sfoggio di un formalismo inutile) tutto è imperniato di superficialità (un film girato a Lecce, con il supporto dell’Apulia Film Commission, in cui non c’è neanche un figurante con accento pugliese, alla faccia della verosimiglianza), di inconsistenza autoreferenziale (per quale motivo, che esuli dal masochismo spettatoriale, dovremmo immedesimarci e provare empatia con un personaggio come quello di Elena?), di sfregio all’intelligenza e al buon gusto (con vertice assoluto toccato in una scena scult in ospedale).

Cosa è più urticante in questo film? La visione aberrante che Ozpetek ha nei confronti della donna e dell’amore (Elena, di fatto, adula acriticamente un impareggiabile coglione)? Il giocare sporco con temi delicati come la malattia e la morte (con l’aggravante di unire toni da commedia sbragata a quelli da dramma televisivo di quart’ordine)? Il riproporre stancamente insopportabili macchiette, perennemente sopra le righe?

Banalizzando tutto il banalizzabile, sfidando i limiti della sospensione volontaria d’incredulità e collezionando copiosi momenti di ridicolo involontario (aumentato dall’aura di seriosità imperante e costantemente fuori luogo), Ozpetek confeziona un film imbarazzante, pleonastico e esiziale.

Sarà probabilmente salvato dall’esercito di fedelissime del culto ozpetekiano, ma Allacciate le cinture è un film che merita di perdersi immediatamente nell’oblio. O, in alternativa, finire al Centro Sperimentale come titolo di riferimento del modulo didattico “Come non si gira un film”.

Uno dei punti più bassi del cinema italiano: presente, passato e, siamo pronti a metterci la mano sul fuoco, futuro.

Voto: 1/4

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IL SUPERPAGELLONE DI MARZO 2019

 gloria bell

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di MARZO 2019

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