Interviste

IL CALENDARIO DI SETTEMBRE 2019

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Dopo mesi estivi piuttosto fortunati, soprattutto grazie agli incassi de Il re leone, la stagione cinetografica entra nel vivo con i tantissimi film in uscita a settembre. Tra i più attesi, certamente Martin Eden con Luca Marinelli, il secondo capitolo di It, C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino e Ad Astra con Brad Pitt. Eccovi il calendario completo.

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snowpiercer-locandina-itaCeci n’est pas l’ennesimo disaster movie apocalittico cui Hollywood ci ha abituati al punto di anestetizzarci, rendendoci impermeabili al tema. Dal genio del coreano Bong Joon-ho, già considerato una certezza cinematografica anche se è solo al quinto lungometraggio, e dalla serie a fumetti francese Le Transperceneige arriva a tutta velocità Snowpiercer. Prima produzione in lingua inglese del regista di The Host, può contare su un cast piuttosto importante da entrambi i versanti: se quello occidentale offre Chris Evans (già Capitan America), Jamie Bell, Tilda Swinton, Ed Harris e John Hurt, quello orientale schiera Song Kang-ho, che non dirà molto al grande pubblico ma dirà invece moltissimo agli appassionati di cinema coreano.

 

Fin dalle prime battute è chiaro che il microcosmo distopico e altamente classista in cui è letteralmente prigioniera la pellicola non si esaurirà in una banale sequela di ritriti cliché sulla fine del mondo. Paralizzata da un terribile e letale glaciazione, causata dai mutamenti climatici, la vita sulla terra si è estinta: l’ultimo residuo di umanità si trova a bordo del convoglio autosufficiente Snowpiercer, un treno che da diciotto anni fa il giro del mondo, infrangendo muri di ghiaccio e neve, nella vana attesa che le temperature si facciano meno rigide. Nessuno può uscire dagli scompartimenti del treno, pena la morte per congelamento istantaneo.

Presto lo Snowpiercer si manifesta come agghiacciante metafora della società: in prima classe i ricchi occupano enormi spazi lussuosamente arredati e cercano di combattere la noia come meglio possono, con droghe, discoteche, piscine, orge. Nelle carrozze di coda si affolla invece un brulicare sporco e disperato di anime impilate le une alle altre, costrette a vivere senza acqua, denutrite e tenute sotto tiro da una milizia crudele, volta a ristabilire l’ordine dove un tempo regnava il caos. A guidare il treno è il misterioso e demiurgico Mr. Wilford (Ed Harris, come sempre ottimo villain) sorta di Grande Fratello orwelliano, spietato e indifferente, come tutti i benestanti, alle sofferenze degli ultimi.

La lotta di classe ai tempi dell’apocalisse è solo un po’ più agguerrita ma non meno difficile e a subire sono sempre i più deboli: tra i bambini schiavizzati per far funzionare gli ingranaggi del treno e quelli costretti a cucire scarpe e palloni per le multinazionali occidentali non c’è alcuna differenza.

Homo homini lupus, fino al cannibalismo e oltre, mentre fuori il biancore accecante del paesaggi innevato inghiotte tutto, trasformandosi in un candido Nulla dilagante che annulla il mondo e insieme a esso le speranze dei superstiti di tornare a vivere.

Bong non ha paura di affrontare l’orrore con lucidità e con uno sguardo lineare senza sbavature, capace di rappresentare tanto gli scambi emotivi tra i personaggi quanto le scene più movimentate con uguale intensità. Senza concedere sconti a Hollywood, evita ogni sentimentalismo come la peste e porta avanti per due ore una ritmicità serrata come il procedere del treno lanciato a tutta velocità sui binari ghiacciati. Pur distaccandosi molto dalla materia di partenza, di cui non mantiene che pochi spunti, costruisce la sua narrazione su una serie di contrasti tra i due mondi: l’uno buio e opprimente, l’altro arioso e illuminato.

Un impianto visivo di grande impatto spettacolare, una sceneggiatura ben costruita e una riflessione, forse non originalissima ma importante, che si dipana per tutto l’andamento del film: cosa possiamo chiedere di più al cinema?

Voto: 3/4

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