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Peter Segal  

locandina-il-grande-match“Tutto il mondo ride di noi ma non siamo morti, questa storia mi fa sentire più vivo che mai!”

Anziani che spopolano in sala.

In attesa di Last Vegas, presentato al 31TFF (data di uscita prevista, 23 gennaio), arriva Il grande match, incontro-scontro tra pesi massimi del cinema americano del calibro di Sylvester Stallone e Robert De Niro nei panni di due ex pugili ormai sul viale del tramonto che hanno l’occasione di sanare l’eterna rivalità trent’anni dopo il loro ritiro. Henry “Razor” Sharp (Stallone) è in difficoltà economiche, senza lavoro e con i conti da pagare; Billy “The Kid” McDonnen (De Niro), proprietario di un ristorante, pretende la rivincita che Sharp non gli ha mai concesso. Tra senso di inadeguatezza, (in)coscienza dei propri limiti, figli ritrovati e vecchi amori che ritornano, si consumerà l’ultima sfida.

 

Diretto da Peter Segal, Il grande match ha inevitabilmente suscitato più di una perplessità, se non addirittura ilarità preventiva per l’imbarazzo di vedere sullo schermo due interpreti un tempo assai quotati ridotti ad essere l’ombra di se stessi (le ultime partecipazioni di entrambi giustificavano in pieno i timori). Sorprendentemente, però, il risultato è piacevole e toccante, capace di provocare più di una riflessione sul tempo che scorre e sull’incomprensione di un presente dominato dal virtuale.

I protagonisti si muovono spaesati in un contesto a loro completamente ignoto, ripresi da I-phone e derisi da video che, diventati virali su YouTube, sponsorizzano il tanto sospirato “Grudgement Day”, decisi comunque a prendersi la rivincita su un mondo che non ha più bisogno di loro: spontanea l’associazione alla carriera dei due attori, stigmatizzata in una battuta pronunciata da uno sconsolato e abbattuto De Niro (“Ho ancora talento?”) che suscita reale spiazzamento. L’intento metacinematografico è coronato da abbondanti citazioni relative ai film che hanno contribuito alla consacrazione, dall’immortale saga di Rocky Balboa (le uova ingurgitate prima degli allenamenti, il temuto e impedito massacro ai quarti di bue, un esilarante Alan Arkin chiaramente modellato sulla figura di Mickey aka Burgess Meredith) alla rappresentazione di “The Kid” McDonnen, un ingrigito Jake LaMotta.

Divertente, frizzante, forse a tratti forzato e con qualche gigioneria di troppo, Il grande match riesce comunque nel suo intento primario: concedere allo spettatore due ore di svago e nostalgia senza cadere nel ridicolo involontario. E non è poco.

Attenzione ai titoli di coda.

Voto: 2,5/4

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