12 anni schiavoNel 2014 Steve McQueen entrerà di diritto nel gotha del cinema mondiale: nessuna disambiguazione, il regista britannico diverrà ancor più conosciuto e apprezzato. Dopo aver sconvolto tutti con Hunger ed essersi definitivamente consacrato dirigendo Shame, McQueen arriva nelle sale con 12 anni schiavo, uno dei più importanti film del prossimo anno. La pellicola è tratta dalle memorie di Solomon Northup, uomo di colore nato libero negli Stati Uniti del nord, che fu rapito e sottoposto a schiavitù in Louisiana per dodici anni.

Discesa di un uomo lucido e istruito verso gli inferi del profondo sud, dove il colore della pelle non differenziava gli uomini dagli uomini, ma gli uomini dagli animali. Il tutto è desumibile fin dal titolo, non in Italia però: tradurre 12 Years a Slave in 12 anni schiavo è un piccolo errore in confronto all’enorme gaffe delle locandine a sfondo razzista. Tuttavia omettendo la piccola proposizione, viene depotenziato il vero senso di un film che si differenzia da ogni altro per la sua capacità di raccontare la schiavitù come condizione acquisita e non come stato.

 

Anche in presenza di una base letteraria così solida sarebbe stato facilissimo scadere nella facile retorica, inserendo dei pomposi dialoghi sull’importanza della libertà e dell’uguaglianza. Invece la sapiente mano del regista ha evitato queste trappole, confezionando un film crudo fatto di silenzi e sguardi, di luci e ombre, lontano dalle omelie razziali in stile Lincoln.

12 anni schiavo è inoltre un formidabile film corale, capace di rendere indimenticabili anche le parti secondarie. McQueen non si poggia sulle sole spalle del superbo protagonista Chiwetel Ejiofor (come nelle opere precedenti con il suo attore feticcio Michael Fassbender), ma per la prima volta dimostra di saper orchestrare magistralmente un gran numero d’interpreti. In questo senso stupiscono le straordinarie prove di Lupita Nyong’o e Paul Dano, ognuna a suo modo prodotto delle capacità motivazionali e ipnotiche del regista.

Capacità che permettono di lasciare tracce indelebili sullo schermo come la sequenza dell’impiccagione di Solomon, dove un banale controcampo diventa una potentissima metafora sull’indifferenza. In questi pochi minuti Steve McQueen spazza via il provocatorio Django Unchained (2012), l’esaustivo Radici (1977) e persino il pluripremiato Amistad (1997). 12 anni schiavo è perciò il film definitivo sulla schiavitù negli Stati Uniti d’America.

 

Voto: 4/4

 

 

 

 

 

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