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Roman Polanski  

venere in pellicciaA seguito del successo ottenuto con Carnage, Roman Polanski, amato e discusso in tutto il mondo (spesso non solo per la sua arte purtroppo), con la drammaticità del suo vissuto e la decostruzione dell’ambiente borghese, propone al pubblico italiano la sua nuova fatica.
Si intitola Venere in pelliccia ed è tratta da una pièce teatrale di David Ives, ispirata a sua volta al romanzo erotico Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch.
Al centro dell’intreccio il drammaturgo Thomas (Mathieu Amalric): costui intende mettere in scena una rappresentazione ispirata ad un testo di Sacher Masoch ma, dopo una lunga giornata di audizioni, si ritrova in preda allo sconforto per non aver trovato l’attrice idonea ad interpretare il ruolo della protagonista.
Convinta di essere la più adatta per la parte, Vanda (Emmanuelle Seigner), una delle aspiranti protagoniste che, con il suo essere volgare e sopra le righe, rappresenta tutto ciò che Thomas detesta, gli si presenta a sorpresa rivendicando il ruolo.
Durante il provino, Vanda dimostrerà di conoscere a menadito il testo dell’opera e l’attrazione che Thomas maturerà nei suoi confronti si tramuterà presto in un'ossessione alla quale sarà difficile sottrarsi. 


Adottando il suo peculiare tocco sottilmente ironico, Polanski mette qui in evidenza le debolezze di noi umani, spesso schiavi di un mondo superficiale e appariscente.
Con due soli personaggi in scena, interpretati dall’attrice Emmanuelle Seigner (moglie nella vita reale del regista) e dal regista/attore Mathieu Amalric, l’intreccio si svolge in un vecchio teatro spoglio, un palcoscenico sul quale i due protagonisti si affrontano in un continuo alternarsi di battute e sovrapporsi di prospettive.
E sarà proprio questo scontro fisico ed emozionale a caratterizzare l’intera drammaturgia: una veemente alternanza di caratteri e personalità in cui l’uomo diventa donna e la donna diventa uomo, lo schiavo diventa padrone, il teatro diventa vita e la vita teatro. Il tutto sulle note della empatica partitura dell’esperto Alexandre Desplat (già compositore di Carnage)
Travolgente e sensuale, lei; pignolo e inquieto, lui: la contrapposizione dei due protagonisti costituisce il motore pulsante dell’azione.
Quel che più stupisce della prova di Emmanuelle Seigner, oltre alla marcata carica erotica, è la sua abilità nel cambiare repentinamente registro: le basta infatti uno sguardo per segnalare al pubblico che ha iniziato a vestire i panni della dama ottocentesca, un solo altro per comunicare che è tornata a interpretare se stessa.
La messinscena è talmente coinvolgente che, una volta accese le luci del cinema, ancora scossi dallo spettacolo appena visto, fatichiamo a renderci conto che Polanski anche stavolta ha realizzato un prodigio: trasformare il cinema in teatro, conferendogli anima e soprattutto credibilità.

 

Voto: 3/4

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