sacro graSull'onda del successo ottenuto alla settantesima mostra del cinema di Venezia, dove ha ottenuto il premio più ambito del concorso, il leone d'oro, sbarca nelle sale italiane Sacro GRA, l'ultimo lavoro di Gianfranco Rosi.

Innanzitutto, facciamo una premessa: sarebbe sbagliato definire questo lavoro come documentaristicoSacro GRA è un’opera troppo scritta, troppo precisa e studiata, troppo inquadrata e finta per risultare spontanea. Si potrebbe parlare piuttosto di un cinema del reale (una tendenza che negli ultimi anni trova altri esponenti come ad esempio Le Quattro Voltedi Frammartino o Il Castello di D’Anolfi e Parenti), là dove il regista Gianfrancesco Rosi spende circa due anni della sua vita a raccogliere testimonianze e frammenti di realtà per poi metterli sullo schermo utilizzando le medesime persone da lui incontrate.

 

Il film ha diversi spunti interessanti. Si tratta di una pellicola che ruota attorno al Grande Raccordo Anulare di Roma senza quasi mai mostrarcelo se non per qualche (ricattatoria) inquadratura notturna. Rosi infatti si concentra sull’umanità e sulla realtà sfuggevole che circonda quella strada. Si concentra su luoghi e personaggi di cui nessuno è a conoscenza proprio perché per il GRA ci si sfreccia in macchina e via. Interessato ad un’umanità celata, il regista dipinge come fossero eroi, delle persone che più umili e comuni non si può.

Però ci sono diversi però. Il film risulta davvero troppo frammentato e vario. Veniamo a conoscenza di circa 7 storie diverse che per i 90 minuti di pellicola si calpestano i piedi l’una con l’altra quasi a voler fare a gara per chi debba apparire di più. L’eterogeneità del contesto sarà anche un buono spunto iniziale, ma con l’avanzare della pellicola forse concentrarsi su meno episodi in modo però più approfondito sarebbe stato utile. Il film continua a passare da una parte all’altra senza connessioni di alcun tipo e stordendo un po’ la visione che alla lunga risulta stanca(nte) e ripetitiva.

Leone d'oro? Ma anche no. E soprattutto, non veniteci a parlare di "rivincita" del documentario, grazie.

Voto: 2/4

 

 

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