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Tim Burton  

Dark Shadows_Tim_Burton_Johnny_Depp

 

In ogni regista che si rispetti si nasconde un piccolo cinefilo morbosamente attaccato ai propri feticci autoriali. Se il regista in questione è Tim Burton poi, non sorprende che nel suo immaginario si celi, insieme all'amore per il gotico e Vincent Price, un'ossessione per una curiosa soap opera televisiva horror degli anni '60.

 

Condensare le 1225 puntate di Dark Shadows, e le relative contorte vicende, in un unico film può sembrare però un modo rischioso di celebrare la serie, ma del resto Burton non è mai stato tipo da sottrarsi al rischio.

 

 

 

 

Eppure questa volta, pur armato delle migliori intenzioni, lo spettinato cineasta di Burbank appare meno coraggioso del solito. C'è un po' poco di burtoniano in questa pellicola: mancano i titoli-marchio di fabbrica a cui ci aveva abituati, i suoi celebri notturni boschivi sono confinati nell'incipit e solo qua e là compaiono strisce di sangue vermiglio che rimandano en passant alla carneficina di Sweeney Todd.  D'altro canto, ritornano, pur se mitigati dagli elementi mutuati dalla serie TV, alcuni nodi fondamentali della cinematografia burtoniana: la figura del freak emarginato, l'amore che supera gli ostacoli spazio-temporali, l'aldilà che si affaccia più o meno prepotentemente al mondo dei vivi.

Il risultato è una costruzione che regge, grazie anche ad un cast in forma smagliante e a una serie di battute e situazioni decisamente divertenti, ma che non riesce a beneficiare di quell'inimitabile miscela di magia e malinconia che permea da sempre le sue opere.

 

Johnny Depp, eletto ormai alter ego ufficiale del regista, gigioneggia sfrenatamente, lasciando trapelare una sincera affezione per il personaggio di Barnabas Collins, iconico a partire dal nome stesso. La Pfeiffer, ancora bellissima e gelida, si confronta con una rosa di colleghe altrettanto brave, dall'onnipresente Helena Bonham Carter, sempre pronta a trasformarsi in mostro per amore del marito, alla terribile e disperata Eva Green, passando per il talento ormai del tutto emerso della giovanissima Chloë Moretz.

Le atmosfere anni '70 sono ricreate vivacemente anche per merito della colonna sonora firmata dall'immancabile Danny Elfman che si destreggia tra i classici della disco, avvalendosi anche della presenza di un vero vampiro del rock, il redivivo Alice Cooper.

 

Una piacevole visione che rischia di rimanere però un po' fine a se stessa, quasi come se il regista avesse voluto costruirsi un giocattolo per omaggiare la propria passione per la soap opera, divertendosi allo stesso tempo ad autocitarsi (torna il cameo di Christopher Lee ricorrente nei suoi film, mentre il rituale ipnotico di Barnabas rimanda direttamente al Bela Lugosi di Ed Wood).

 

Un divertissement che viene servito ai fans come antipasto in attesa di quella che si preannuncia essere la vera opera dell'anno a firma Tim Burton: il Frankenweenie in stop-motion la cui uscita è attesa per ottobre.

 

 

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