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Correva l’anno 1972 quando due giovanissimi artisti inglesi, Peter Lord e David Sproxton, crearono per un programma della BBC, destinato a un pubblico di bambini non udenti, un supereroe chiamato Aardman.

Quattro anni dopo la coppia fondò la Aardman Animation, a oggi una delle case di produzione animate più importanti del mondo la cui ultima fatica, Pirati! Briganti da strapazzo, diretta proprio dal fondatore Peter Lord, sta arrivando questa settimana nelle sale italiane.

 

 

 

Tratta da un libro comico di Gideon Defoe, che, nonostante fosse privo di una struttura narrativa vera e propria, ha conquistato Lord per il suo umorismo surreale, la vicenda ruota attorno a Capitan Pirata, bucaniere più impacciato che crudele, disposto a tutto pur di realizzare il suo sogno: vincere l’ambito titolo di “Pirata dell’anno”.

Insieme alla sua ciurma di disperati andrà, senza successo, all’arrembaggio di diverse navi fino a quando un incontro gli cambierà la vita: arriverà casualmente a contatto con un giovane Charles Darwin, il quale si rende conto che quel “pappagallo paffuto” che il Capitan Pirata ha sempre sulla spalla non è altro che l’ultimo esemplare di Dodo sulla terra.

Girato con la classica tecnica della stop-motion, come da tradizione per la casa britannica, Pirati! Briganti da strapazzo è un insieme di gag esilaranti e di personaggi, mai così fluidi nei movimenti, surreali e ben caratterizzati: tra tutti svetta il simpatico “scimpanzuomo” Mr. Bobo che comunica grazie a dei piccoli cartelli che porta sempre con sé.

Sebbene l’aspetto formale sia semplicemente straordinario nella sua nostalgica modernità, il film non raggiunge però le vette dei due precedenti lungometraggi della Aardman: Galline in fuga di Peter Lord e Nick Park, altro genio creativo della casa, e Wallace e Gromit: la maledizione del coniglio mannaro di Nick Park e Steve Box.

In quelle due pellicole infatti si dava alla creatività del soggetto narrativo un’importanza che in Pirati! Briganti da strapazzo si percepisce soltanto in alcuni risvolti della sceneggiatura. La Pixar lo insegna: prima di pensare all’aspetto tecnico bisogna costruire una Storia importante per realizzare un film (d’animazione e non solo) di alto livello.

In questo senso, più riuscito di Pirati! Briganti da strapazzo è stato l’ottimo Il figlio di Babbo Natale, realizzato in digitale dalla Aardman in collaborazione con la Sony Pictures.

Detto (e nonostante) questo, l’ultima fatica di Peter Lord resta un lavoro certamente suggestivo, di pregevole fattura e con alcune sequenze chiaramente irresistibili.

Tra le varie trovate, un (doppio) cameo di un personaggio inatteso che, per certi versi, ha fatto anche la storia del cinema, la cui identità la lasciamo scoprire allo spettatore che, insieme alla ciurma di Capitan Pirata, sceglierà di salpare, nuovamente o per la prima volta, verso quella piccola isola misteriosa chiamata Aardman Animation.

 

 

           

 

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