l 1595656 ba99955fL’amore ci rende uno. Due. Uno.

 

In questa frase può essere racchiuso il significato di To the Wonder, ultima opera di Terrence Malick presentata in concorso alla Sessantanovesima Mostra del Cinema di Venezia. E’ infatti l’amore ad essere protagonista assoluto: l’amore vissuto, consumato, sfiorito, rincorso, tra un uomo (Ben Affleck) e una donna (Olga Kurylenko).

 

 

 

Dopo il maestoso The Tree of Life, vincitore lo scorso anno della Palma d’oro a Cannes, Malick continua con coerenza il suo percorso di riflessione allegorica sui sentimenti. L’amore umano, terreno (paragonato ad un ruscello che si prosciuga) è affiancato all’amore divino (una sorgente che sgorga dalla terra), in un binomio che rimanda allo scontro tra Spirito Materno e Natura Paterna nell’animo del protagonista del precedente The Tree of Life, appunto.

 

La Natura, da sempre elemento imprescindibile nei film di Malick, unico mezzo per avvicinarsi all’Assoluto, è splendidamente rappresentata in immagini dalla potenza visiva devastante e accompagna i protagonisti nel loro avvicinarsi, allontanarsi e perdersi, fino alla catarsi finale.

 

La coerenza, come già scritto, è la caratteristica più apprezzabile in Malick; il film, tuttavia, non convince fino in fondo. Costruito su visioni e silenzi, To the Wonder risulta meno compatto rispetto alle precedenti opere del regista, pur denotando una perfezione tecnico-formale assoluta. Se fino alla Sottile linea rossa il simbolismo di Malick era sostenuto da una base narrativa forte, le pellicole successive virano decisamente verso una rarefazione del racconto che, se ben si adatta a The New World e a The Tree of Life, lascia perplessi in To the Wonder. Il rischio, per un autore tanto acclamato e venerato, è quello di cadere nel manierismo, ed è ciò che si è verificato in questo caso. A rendere ancora più difficoltoso il giudizio, una performance di Ben Affleck a dir poco imbarazzante.

 

Appena nata, sprofondo nella notte eterna. Una scintilla che cade nella fiamma.

 

La fiamma, ahimè, è assai debole

 

Voto: 2/4

 

{jcomments on}

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.