l arrivo_di_wangL’arrivo di Wang si apre con dei titoli di testa molto “all’americana”, cui segue il primissimo piano di una ragazza terrorizzata e nascosta nel buio, immagine che a molti (anzi a pochi, visto che il film è uscito in una manciata di sale) avrà rievocato The Blair Witch Project. Eppure, quello di cui stiamo parlando è un film tutto italiano e porta la firma dei Manetti Bros. (al secolo Antonio e Marco Manetti), la strana coppia che, oltre ad aver diretto una miriade di videoclip e la serie tv L’ispettore Coliandro, ci ha regalato nel recente passato due piccoli film di culto come il trash e coraggioso Zora la vampira (2000) e il thriller Piano 17 (2005).

Voraci amanti del film di genere, figli bastardi di quella cinefilia più orgogliosamente americanofila - un po’ alla Tarantino, per intenderci -, i due registi più adorabilmente nerd del cinema nostrano si sono stavolta cimentati nientemeno che con la fantascienza: quel genere che il Bel Paese non praticava da decenni (se escludiamo forse solo Nirvana di Salvatores) sembra ora trovare nuova linfa in piccolissimi film come L’ultimo terrestre di Gipi o come questo, costato appena 200.000 euro (un budget quantomeno ridicolo se confrontato con quello di un’analoga produzione americana).

 

 

Protagonista è Gaia, una giovane traduttrice di lingua cinese cui viene affidato un incarico a dir poco insolito: sarà condotta in un luogo segreto dove farà da interprete per il misterioso signor Wang, uno straniero arrivato a Roma che comunica solo in mandarino. Ma, come la ragazza scoprirà ben presto, non è esattamente la Cina la patria di questo strano visitatore… Meglio non svelare altro della trama e concentrarci sulla straordinarietà, è il caso di dirlo, dell’operazione. Con L’arrivo di Wang i Manetti Bros. sfidano il pregiudizio secondo cui in Italia non è possibile né conveniente fare cinema di genere e confezionano un prodotto che, se certamente non brilla per originalità, riesce comunque a convincere perché si situa coerentemente all’interno delle forme narrative cui ha scelto di rifarsi; peraltro, il film vanta decisivi assi nella manica quali un’efficace colonna sonora, effetti speciali assolutamente dignitosi e una bella coppia di interpreti che vede la poco nota ma convincente Francesca Cuttica affiancarsi a un veterano come Ennio Fantastichini.

Inoltre, come già in Zora la vampira, i registi non trascurano di celare dietro all’intreccio riferimenti nemmeno tanto velati alla contemporaneità: se nel primo film il personaggio di Dracula era null’altro che un extracomunitario alle prese con "l'inserimento” nella società italiana, anche L’arrivo di Wang ci pone di fronte a temi attuali quali i pregiudizi sociali e la paura del diverso. E però, a differenza dell’altro, qui c’è ben poco di ironico o sarcastico, come lo stesso finale tutt’altro che ottimistico confermerà.

Dispiace che rimanga fuori dalla grande distribuzione un prodotto in teoria commercialmente appetibile per il pubblico più giovane: in tutta la sua cinefilia genuina e naif, con pochi soldi e un’ottima computer graphics che compensa i limiti scenografici, L’arrivo di Wang si rivela complessivamente un film godibile e forse vicino, più che a un kolossal hollywoodiano, a un episodio di Ai confini della realtà. Ma ben vengano, in tanta asfittica produzione nostrana inesorabilmente consacrata alla commedia, prodotti come questo. E già l’irriducibile coppia ha un nuovo progetto in lavorazione: un horror, finalmente, e in 3D!

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