17-ragazze

Dopo essere stato presentato a Cannes lo scorso Maggio, arriva nelle nostre sale questo lavoro molto interessante diretto da una coppia di sorelle francesi non emergenti ma al loro primo lungometraggio.

Le sorelle Coulin s'ispirano ad un evento realmente accaduto nel 2008 a Glouchester, nel Massachussets, facendolo loro con ambientazione e stile del cinema francese. Il film racconta di un gruppo di adolescenti che decidono di rimanere in gravidanza tutte insieme. Quasi prendendone le distanze, le Coulin non entrano mai nel merito della questione con giudizi propri. Cercano di mostrare i fatti e lasciare decidere allo spettatore che idea farsi. Solo in una sequenza in cui le giovani giocano a calcio sulla spiaggia con una palla infuocata il rimando a “se giochi col fuoco..” risulta una frecciatina piuttosto esplicita. I maschi non ci sono in questa pellicola, e se ci sono contano pochissimo. Così come gli adulti. L’adolescenza è un mondo difficile. Forse non siamo ai livelli di Gus Van Sant ma lo spaesamento di fronte ai fatti narrati e soprattutto l’incapacità di darci una risposta sul perché siano accaduti, sembrano immergerci in tale universo pieno di domande e curiosità alle quali spesso si risponde con modi estremi.

 

 

Elemento importantissimo e più che centrale nella pellicola francese è il corpo umano. Una macchina perfetta che genera altre macchine. Il pancione è il marchio che le 17 ragazze del titolo legano ai membri della propria setta. Ma oltre al loro corpo, c’è anche quello della vita nascosta dentro di loro e mostrataci solo attraverso apparecchi medici, oppure c’è anche l’invisibile (ottima la scelta di non riprenderlo quasi mai) corpo maschile, utilizzato più come strumento che altro.

Le Coulin sembrano particolarmente legate a questo tema anche perché adottano uno stile cinematografico rischioso ma ben coordinato. Avvicinano spesso la macchina da presa ai volti delle loro giovani attrici. I primi piani sono diversi, e forse non tutti centrati (dovuto anche alla giustificata inesperienza delle protagoniste), ma che suggeriscono con cautela la direzione che la pellicola vuole prendere, senza mai accelerare o osare troppo. Per ultimo mi sembra corretto riflettere su come, con tutto questo materiale potenzialmente attivo, non si sfoci minimamente in tematiche antiaborto o simili. Sarebbe stata una scelta fuori luogo ancor prima che incoerente. Le Coulin l’hanno capito e non ci sono cascate. Meno male.

 

                   

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