locandina-dracula-3D"Nessuno è più ridicolo di un vecchio ridicolo", ripetevano a Paperino per i suoi primi sessant'anni in un vecchio numero di "Topolino", e il detto pare adattarsi bene anche a Dario Argento.

Che l’ex maestro dell’horror all’italiana negli ultimi decenni non sia stato propriamente in forma smagliante, infatti, è cosa nota. Mentre i fasti di titoli come L'uccello dalle piume di cristallo, Profondo rosso e Suspiria si allontanavano sempre di più nel tempo, la sua filmografia andava colmandosi di opere involontariamente comiche, beffeggiate e trasformate in capisaldi trash. Da Il fantasma dell'opera all'inqualificabile Giallo, l'elenco è assai nutrito. Non ci si poteva aspettare perciò che Dracula 3D deludesse un pubblico ormai dimentico dell'Argento grande autore del brivido e alla spietata ricerca dell'Argento zimbello del villaggio.

E, puntualmente, il regista romano mantiene le promesse.

 

Presentato curiosamente a Cannes 2012, Dracula 3D è un imbarazzante catalogo di brutture tenute insieme dal peggior dilettantismo, declinato in ogni settore possibile e immaginabile. A partire dalla sceneggiatura (che firmano in quattro, compreso lo stesso Argento) che riprende il romanzo di Stoker stravolgendone alcuni passaggi in maniera completamente insensata: Jonathan Harker viene vampirizzato e ucciso, lui e Mina sono sposati, cosa che vanifica completamente la riflessione sulla sublimazione e la repressione della sessualità tanto presente nell'opera letteraria e negli adattamenti cinematografici, da Browning a Coppola.

La direzione degli attori raggiunge rare vette di incompetenza con la sconvolgente performance della figlia Asia, che si doppia da sé e pronuncia ogni battuta come fosse sotto effetto di pesanti sedativi: particolarmente brillante la sua interpretazione di furia vampiresca. La scelta di un attempato e azzimato Thomas Kretchmann per interpretare Dracula è quantomeno curiosa: più che un letale e affascinante vampiro, ricorda il cassiere della vostra banca di fiducia. L'unico vago barlume di recitazione si scorge nella performance di uno spaesato Rutger Hauer nei panni di Van Helsing, forse ancora scioccato dall'essersi smarrito nei boschi di Biella durante le riprese del film.

Ma il tasto ancor più dolente, se possibile, è costituito dall’aspetto puramente visivo del film: dall’apparato scenografico, degno di un cortometraggio della domenica, ai costumi e al trucco (parrucche di nylon da pochi soldi fanno le veci di acconciature che si vorrebbero ricercate), fino ad arrivare agli effetti speciali. Nonostante la presenza di Sergio Stivaletti, infatti, il livello di questi ultimi è assolutamente primordiale, con un picco grottesco nell’apparizione di una gigantesca mantide religiosa (una delle tante, inutili trasformazioni del Conte che qui muta forma più di un Animagus di Harry Potter), visibilmente posticcia e realizzata evidentemente con tecnologie pre-belliche. Superfluo commentare il 3D, pessimo e assolutamente gratuito, senza nessun tipo di funzionalità.

Viene il dubbio che Argento ci stia prendendo tutti in giro, dato che proprio la suddetta mantide è stata utilizzata per pubblicizzare il film in occasione della première francese. Che il suo autore ci sia o ci faccia, però, non cambia il fatto che Dracula 3D ha ricevuto numerosi contributi e il titolo di film di interesse culturale nazionale, conferitogli dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Notizie come questa renderanno un po’ meno fragorose le risate di chi si sottoporrà a questa indefinibile visione.

Voto: 1/4

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