Interviste

IL CALENDARIO DI NOVEMBRE 2019

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Scorsese, Polanski, Allen: cosa chiedere di più a questo calendario delle uscite in sala di novembre? Un mese ricchissimo, che vede anche il ritorno di Ken Loach, di Frozen, l'arrivo della Palma d'Oro Parasite e di un atteso film d'animazione italiano come La famosa invasione degli orsi. Senza dimenticare che anche gli attori possono tirare fuori doti da regista, come dimostrano i casi di Edward Norton, Casey Affleck e Marco Bocci. Di seguito, tutte le uscite del mese.
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locandina-film-giovane-e-bellaCineasta parigino dal tratto acuto e personale, François Ozon, con la sua raffinata poetica, ha contribuito a rinnovare in maniera significativa il (melo)dramma sentimentale, genere che rischiava di non essere più in grado di cogliere significativi sviluppi sociologici contemporanei, adagiandosi su topoi logori e datati. Lo sguardo lucido e rigoroso nell’analisi delle relazioni interpersonali, in cui le pulsioni sessuali incidono sempre sui sentimenti manifesti o sotterranei, è presente anche nel suo ultimo lungometraggio, presentato con successo all’ultimo Festival di Cannes.

Dopo aver messo in scena l’ossessione dello scrittore di riuscire a manipolare la realtà attraverso la finzione con l’affascinate pellicola Nella casa (2012), Concha de Oro e Premio della giuria per la migliore sceneggiatura al Festival di San Sebastián, Ozon abbandona le geometrie fin troppo calcolate del film precedente e torna a girare in punta di cinepresa, mettendo in scena una stagione irripetibile della vita di una bellissima adolescente francese con una leggerezza di tocco che non impedisce una profonda analisi della psicologia del personaggio. Scandendo la narrazione in quattro tempi secondo il naturale susseguirsi delle stagioni, racconta l’educazione sessuale di Isabelle che, dopo aver perso la verginità durante le vacanze estive, decide di diventare una prostituta d’alto bordo con lo pseudonimo di Lea.

 

Come spesso accade nel cinema francese che indaga i sentimenti, la scansione degli eventi rifiuta qualsiasi forma di pathos: la progressione drammatica della storia è subordinata all’analisi del vuoto esistenziale di una ragazza borghese giovane e bella attraverso i suoi gesti e le sue azioni. Intrappolata in un’età inquieta in cui l’Amore è percepito come un sentimento mutevole e sfuggente, l’insofferente Isabelle diventa Lea offrendo il suo corpo puro e innocente a uomini maturi che non conosce, forse per noia, forse per sentirsi amata, forse come conseguenza dell’abbandono paterno. L’impossibilità di raggiungere la felicità e di sentirsi realizzati, in un mondo che tende ad esaltare l’insicurezza e la paura di affrontare un futuro incerto, è messa in scena con rigoroso distacco da un Ozon che non ha la presunzione di giudicare ciò che racconta, ma si limita a filmare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta della protagonista con la consueta eleganza formale.

 

Giovane, bella e brava, Marine Vacth, presenza magnetica che si muove con disinvoltura nelle algide stanze dei lussuosi alberghi parigini, si è calata con straordinaria naturalezza in un ruolo sottilmente ambiguo, interpretando uno dei ritratti femminili più autentici visti negli ultimi anni.

 

“[…]

et la rue me ramène à sa vie monotone
sa vie monotone
dans la ville je me perds, je m'oublie, je m'abondonne
oui je m'abondonne
mais quand on se retrouve
quand le ciel devient noir
il suffit d'un regard
et je suis moi
j'ai le ciel au bout des doigts
le monde au-dessous de moi
comme pour la première fois
je suis moi
j'entends, je sens et je vois
je suis moi
comme pour la première fois
je suis moi

[…]”

(Je suis moi - Françoise Hardy)

 

Voto : 3/4

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