Junk-Head

Takahide Hori, designer giapponese, conclude, dopo un lungo lavoro la sua opera prima Junk Head, inizialmente presentato nel 2013 come corto, oggi invece ampliato e in concorso al Trieste Science + Fiction Festival. L’umanità, grazie alla manipolazione genetica, ha raggiunto una incredibile longevità, ma ha perso la capacità di riprodursi e si trova sull’orlo dell’estinzione. I cloni creati, chiamati Marigan, si sono ribellati e da 1600 anni dominano il sottosuolo separandosi dai loro creatori. Alcuni di loro sembrano essere diventati fertili e il governo centrale decide allora di inviare dei civili per un’indagine ecologica. Parton, sperando di guadagnare dei soldi in più, accetta di partire conscio di essere l’ultima speranza dell’umanità.

La trama, ammettiamolo, non è delle più innovative, ma possiamo sostenere essere un mero pretesto usato dal regista giapponese per presentare il suo mondo, la sua creazione partorita dopo anni e anni di duro lavoro. Hori in effetti è il creatore, regista e dà anche voce alla maggior parte dei personaggi protagonisti, quasi una sua opera totale ed è proprio in questo che risiede la forza del film. Si vede l’estremo zelo, attenzione ai dettagli, cura certosina per ogni minuscolo particolare della pellicola. Interamente girato in stop motion, questo film d’animazione vuole certo introdurci in un labirinto sotterraneo cyber punk, ma in realtà presenta un intero mondo profondissimo, senza fondo, popolato da strane creature e mostri dalle più strane abilità. Alieni del sottosuolo che hanno sviluppato un loro modo di comunicare basato quasi interamente su rumori e strani grugniti, ma che comunque nei loro desideri, aspettative e sogni sono ancora molto legati agli umani: bramosi nel volere funghi gustosi, capaci di infiammarsi per un semplice complimento, disposti anche a sacrificarsi per un fine più alto.

Hori indubbiamente ha faticato e non poco per realizzare i pupazzi, le ambientazioni, l’intera storia, ma, citando il regista Guillermo del Toro: "Junk Head è un lavoro di folle brillantezza di un’artista one-man-band, un mix di forza di volontà e immaginazione monumentale. A tratti violento e macabro, ma al tempo stesso bizzarro e suggestivo, ma condotto con sapiente abilità, si è davanti ad una sorta di incubo bonario che non si toglie dalla testa". Sicuramente una perla da non lasciarsi perdere a chi ama il genere d’animazione fantascientifico.

Voto: 3/4

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