meander

Mathieu Turi dopo aver presentato nel 2017 il suo primo lungometraggio Hostile, sceglie ancora il palco del Trieste Science + Fiction Festival per mostrare il secondo, Meander. Si può affermare senza problemi che Turi si sta specializzando in film horror carichi di tensione e angoscia che riesce a trasmettere sapientemente agli spettatori.

Lisa (Gaïa Weiss, Bianca come il latte, rossa come il Sangue, Vikings), giovane francese trasferita in America, ha perso la voglia di vivere a causa di un gravissimo lutto. Viene rapita e si ritrova in un labirinto piene di trappole mortali, con una manetta al braccio sinistro e un timer, che allo scadere del tempo incendia una parte del dedalo. Chi l’ha imprigionata e per quale motivo?

Il regista crea un film claustrofobico veramente ben realizzato che riesce a incollare lo spettatore allo schermo mostrando una variante del genere, con citazioni a film quali The Cube. La pellicola con il proseguire diviene sempre più coinvolgente ed elettrizzante, la tensione rimane sempre alle stelle.

Si deve ammettere che non è una semplice pellicola del genere horror: prova ad uscire dagli stereotipati canoni di queste pellicole, cercando di trasmettere un messaggio non comune, profondo, esplicitato sul finale, anche se proprio la conclusione lascia qualche dubbio.

I complimenti doverosi devono essere fatti anche all’attrice protagonista che oltre a dimostrare abilità atletiche, si è calata molto bene nella parte, riuscendo a gestire da sola il film, cosa non sempre facile.

La pellicola merita molto e deve essere vista soprattutto dagli amanti del genere, a tutti gli altri bisogna fare un piccolo avvertimento: c’è qualche scena un po’ forte.

Voto: 3/4

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.