sputnik

È il film vincitore del Trieste Science+Fiction Festival nella sezione Neon: il russo Sputnik di Egor Abramenko è pura fantascienza horror a basso costo ma, anziché nel futuro, ci porta nel passato. Siamo nel 1983, in piena era sovietica, e lo spazio è solo lo scenario del prologo, che vede due cosmonauti precipitare sulla Terra per un misterioso incidente. Ritroviamo l'unico sopravvissuto in un'isolatissima base militare, dove un'abile neuropsichiatra (Oksana Akinshina) viene ingaggiata dai militari per un incarico segreto: l'eroe russo ha "portato" con sé anche una creatura aliena.

L'immediato riferimento cui si accosta il film di Abramenko è Alien di Ridley Scott, anche se viene facile pensare a Stranger Things (un corto circuito quasi paradossale, dal momento che è la serie Netflix a rifarsi a molti classici del passato). Un po' xenomorfo un po' Demogorgone, il mostro è spaventoso e affascinante al tempo stesso, inevitabilmente letale e altrettanto evidentemente metaforico: la vera mostruosità, come non tarderemo a scoprire, è quella degli uomini, spietati e disposti a sacrificare vite umane per un ideale patriottico o una scoperta scientifica.

La materia non è proprio originalissima e la linea narrativa non sempre è riuscita (le intuizioni della scienziata protagonista sono talvolta poco credibili), ma Sputnik resta comunque un prodotto godibile per gli appassionati del genere e l'ambientazione austera è interessante quanto la scelta del regista russo di dissacrare con severità la Storia del suo stesso Paese.

Voto: 2/4

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