Blackout

Arriva al Trieste Science + Fiction Festival il film che in Russia ha avuto un grandissimo successo ed è già stato venduto in 90 paesi: The Blackout di Egor Baranov. Come spesso accade, la rivalità fra Paesi diversi investe i mezzi più disparati, il cinema non ne è estraneo e infatti questa pellicola vuole sfidare i tanti blockbuster di Hollywood in cui uno sparuto gruppo di uomini prova a fronteggiare l’estinzione della razza umana.

Improvvisamente, in quasi tutto il mondo le persone sono morte e molte altre sono misteriosamente sparite. Solamente una piccola area ribattezzata “Cerchio della Vita” (corrispondente alla Russia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Ucraina e Bielorussia) è sopravvissuta al genocidio. Il governo russo inizia a indagare quando si scopre che ai pochi superstiti sono rimasti pochi giorni di vita a causa di una minaccia che arriva da molto lontano.

La pellicola del regista russo è un grande film militarista che punta moltissimo sull’azione, sulla guerra, per mostrare i muscoli dei russi capaci di rivaleggiare come una vera alternativa al dilagare dei film statunitensi. In realtà, il risultato è proprio l’opposto: sembra quasi che li emulino, non vi è una vera svolta, tutto sa molto di già visto, con involontarie sequenze trash e dilemmi morali scontati. Peccato, perché la sostanza di base c’era e poteva essere anche molto interessante, ma alla fine si è preferito uno svolgimento davvero banale.

La trama è comunque piacevole senza particolari e grandi colpi di scena, ma il tutto è basato su una visione piuttosto ordinaria. La più grande critica che si può fare a questo film è indubbiamente l’eccessiva lunghezza: 127 minuti sono fin troppi per un’opera d’azione/ Sci-fi che non aggiunge nulla al genere, non solo in Russia ma in tutto il mondo.

Voto: 1,5/4

 

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