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Francesco Erba presenta al Trieste Science + Fiction Festival il suo primo lungometraggio: Come in Cielo, così in Terra. La pellicola, per essere la sua prima fatica, è davvero molto promettente: come riferisce lo stesso regista, è il frutto di 5 anni di lavoro e la cura, attenzione e il rigore in questo thriller sono evidenti. 

Siamo fin da subito calati nella trama avvincente: ricostruire una fitta rete di inganni, intrighi, omicidi tenuti nascosti alla società intera per secoli. Il presente si unisce al passato fino al 1275 in un monastero di monaci francescani. La sparizione di una giovane coppia di adolescenti, il ritrovamento di una donna rinchiusa per tutta la sua vita in una piccola cella insieme al rinvenimento di un manoscritto, ultima testimonianza di uno dei monaci che nel XIII secolo aveva assistito agli orrori compiuti dai confratelli, sono solo le tre piste principali di una trama intricatissima affidata ai due investigatori Leonardo Costantini (Paolo Ricci) e Rebecca (Carlotta Rondana) che temono per la loro vita, ma vogliono passare il testimone affinché quanto è stato fatto non sia vano.

Il regista ha in mente un intreccio fitto, con diversi salti temporali e per favorire l’immedesimazione con il racconto preferisce usare non la classica macchina da presa, ma diversi mezzi: videocamere e fotocamere del cellulare, tenendo in mente quanto già realizzato in pellicole precedenti come Unsane. Un tocco di classe va anche alla narrazione del passato remoto della vicenda: il periodo medievale, con l’uso di un’animazione in stop motion e una colonna sonora perfetta, dimostrando una sapienza puntuale anche di diversi generi filmici.

La trama è fitta quanto le scelte registiche e se forse nella prima parte si rischia di rimanere un po’ confusi, l’abilità di questo giovane regista è riuscire a mantenere tutto sapientemente legato fino alla fine. Potente è anche il messaggio finale che si vuole comunicare: quasi un inno alla libertà, alla forza di andare sempre avanti, anche quando tutto intorno a noi è oscurità.

L’opera prima di Erba è davvero molto interessante, ammaliante e travolgente con sequenze in animazione veramente belle e toccanti. Si deve purtroppo riferire qualche caduta di stile probabilmente dovuto all’assenza di un budget cospicuo essendo la pellicola quasi interamente auto prodotta; se però questa è la prima opera non vediamo l’ora di vedere la successiva. Fra i migliori film presentati al Trieste Science + Fiction Festival.

Da non perdere.

 

Voto: 3,5/4

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