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C'è un po' di Far East al Torino Film Festival, con l'ultimo film di Benny Chan, il regista di Hong Kong morto lo scorso 23 agosto. Il suo Raging Fire, con un immarcescibile Donnie Yen che a quasi 60 anni è ancora capace di prodezze di ogni tipo, porta una zampata di sano divertimento "ignorante", con tutti gli ingredienti del tipico poliziesco cantonese: azione, sparatorie e inseguimenti, amicizia virile, vendetta.

Anche la trama rispecchia in pieno i canoni di Hong Kong, con la classica lotta all'ultimo sangue tra il poliziotto duro e puro e un gruppo di ex sbirri divenuti criminali. Nonostante qualche abuso del ralenti, una deriva stilistica spesso al limite del trash, Raging Fire è un action solido e robusto, a tratti perfino potente, che regala diverse gioie per gli occhi e una serie di sequenze spettacolari che, tanto per dire, a Hollywood nemmeno si sognano. 

La creatività nelle coreografie delle sequenze action, unita allo spietato nichilismo di fondo, è infatti qualcosa che lascia a bocca aperta. Se Yen riesce a fare praticamente qualsiasi cosa - affronta dozzine di bruti alla volta, auto e camion, sfida la gravità, incassa mazzate a ripetizione - a rubargli la scena è il fascinosissimo villain di Nicholas Tse. Risulta particolarmente suggestiva l'immagine dei cattivi con la maschera che paiono usciti da un film di fantascienza (da notare la furbata di Chan che ci piazza persino il respiro di Darth Vader in sottofondo!). 

Voto: 2,5/4

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