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FunnyFace

Il Torino Film Festival ha sempre avuto il pregio di offrire ai suoi spettatori il cinema americano indipendente e underground, quello che difficilmente arriva nelle nostre sale e che spesso nasconde perle ben più preziose della stragrande maggioranza della produzione maistream e hollywoodiana (grandi autori a parte). Non fa eccezione l'edizione 2020, certamente un po' sottotono a causa delle mille difficoltà dovute alla pandemia (lo svolgimento interamente in streaming ha portato, per esempio, all'eliminazione di Festa mobile) eppure in grado di regalare un piccolo gioiello come Funny Face, passato nella nuova sezione Le Stanze di Rol.

Il regista è Tim Sutton, che proprio al TFF aveva portato il suo esordio Pavilion (vincitore del Premio Speciale della Giuria) e che ha diretto anche Dark Night, rivisitazione della strage di Aurora passato a Venezia nel 2016. Al suo quinto film (visto anche alla Berlinale 2020) ci porta nel viaggio suburbano di una coppia di outsider in una New York insolita e quasi inedita, malgrado sia la città più rappresentata del cinema statunitense.

Le due anime vagabonde al centro della scena sono Saul (Cosmo Jarvis), giovane timido e disadattato che vive coi nonni, la cui abitazione sta per essere demolita da un cinico speculatore edilizio (Jonny Lee Miller), e Zama (Dela Meskienyar), una ragazza musulmana che fugge di casa perché in disaccordo con gli zii. I due si incontrano per caso e iniziano a vagabondare insieme giorno e notte, trovando un rifugio dal loro disagio l'uno nell'altra e in questo peregrinare senza meta tra le strade di Brooklyn, dai quartieri multietnici alle spiagge di Coney Island, mentre lui cova propositi di vendetta contro l'ambizioso affarista, figura glaciale, dolente e inquietante.

Poetico e di indubbio fascino, Funny Face è un oggetto anomalo e sfuggente, sorretto da una regia originale e di sorprendente freschezza, dalla bellissima fotografia di Lucas Gath e da una colonna sonora seducente (con le musiche ipnotiche di Phil Mossman e un pezzone soul da riscoprire, 8 Men 4 Women di O.V. Wright, che accarezza una delle scene più belle). Anti-hollywoodiano nello stile eppure americano fino al midollo, anche nei riferimenti visivi (dal mito nostalgico di James Dean alla maschera di Saul che rieccheggia il Joker di Joaquin Phoenix e sembra quasi una versione decadente del supereroe urbano), Funny Face è un canto disperato all'anima profonda della New York popolare, così ricca di volti, etnie e culture, ma ferita e deturpata dalla gentrificazione.

Grande punto di forza sono infine gli attori. Se l'esordiente Meskienyar è un viso fresco che promette bene, Cosmo Jarvis è un po' la star di questo Torino Film Festival, dove si è fatto notare anche nel film in concorso The Evening Hour. Qui è semplicemente straordinario, capace di sguardi intensi e momenti di grande potenza: che il cinema "big" si accorga al più presto di lui. Notevole anche la tormentata freddezza del villain di Miller (lo Sherlock Holmes di Elementary), che regala tra l'altro una splendida scena a due con Victor Garber.

 

 

Voto: 3/4

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