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Parigi, 1978. La giovane Ana vive in un piccolo appartamento, letteralmente circondata da sintetizzatori e strumentazioni con cui ogni giorno plasma una nuova musica, il suono del futuro che il resto del mondo ancora fatica a comprendere. La splendida Alma Jodorowski, modella, cantautrice e nipote d'arte (il nonno è proprio Alejandro, il regista di cult come El Topo e La montagna sacra), è la protagonista assoluta di Le choc du futur, piccolissimo e delizioso film passato in concorso al Torino Film Festival, diretto dal francese Marc Collin. Lui è il fondatore dei Nouvelle Vague, al suo primo film, mentre la stessa Jodorowski fa parte di un duo musicale, i Burning Peacock (con David Baudart).

La pellicola esplora ventiquattr'ore della vita di Ana, quasi interamente trascorse nella sua abitazione. Una perfetta dimostrazione di come si possa costruire un godibile prodotto d'autore, già a suo modo un piccolo cult, con un budget risicato e poche risorse. Il film ruota totalmente intorno al magnetismo e alla creatività di Ana (e a una manciata di incontri con altri personaggi) e racconta una pagina spartiacque della storia della musica: gli albori della musica elettronica, che da lì a poco, negli anni 80, avrebbero dominato, oscurando le sonorità rock. 

Se Ana è proiettata verso il domani, esponente di un'avanguardia futuristica culturale, il film ha per paradosso un'impronta adorabilmente vintage e galleggia nell'atmosfera dell'epoca perfettamente ricreata con una manciata di elementi, dagli abiti agli spettacolari strumenti analogici che oggi appaiono come puro modernariato. Alla fine, al di là della svolta epocale (evocata più che analizzata), il vero fulcro del film è la lotta ostinata della sua protagonista, una donna che cerca disperatamente di imporsi in un mondo di uomini come creatrice di un sound rivoluzionario. Senza smettere di sognare.

Voto: 2,5/4

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