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Alla 37esima edizione del Torino Film Festival il giovane regista cileno Jorge Riquelme Serrano (al secondo film dopo Camaleón), porta in concorso Algunas Bestias, rigoroso e inquietante ritratto di famiglia con un cast guidato dal come sempre straordinario Alfredo Castro e da un altro volto importante del cinema cileno, Paulina Garcia.

Tre generazioni di una famiglia trascorrono il weekend in una casa su un'isola deserta e lontana dagli agi della città: Alejandro (Gaston Salgado) e Ana (Millaray Lobos) sono intenzionati a trasformare l'abitazione in una residenza per turisti e cercano di persuadere i genitori di lei, Antonio (Castro) e Dolores (Garcia), a finanziare il progetto. Con loro ci sono anche i figli adolescenti della coppia, Max (Andrew Bargsted) e Consuelo (Consuelo Carreño). L'improvvisa fuga del custode li costringe a restare immobilizzati sull'isola, in un crescendo di frustrazione che farà esplodere attriti e dissidi latenti.

Con una messa in scena (fin troppo) asciutta e raggelata, mai tendente al manierismo e alla teatralità, Serrano disseziona un nucleo famigliare borghese sullo sfondo di una natura affascinante quanto indifferente, portando alla luce con inesorabile spietatezza i lati più oscuri e sordidi. I dialoghi, costruiti millimetricamente, sono il nerbo di un'opera convincente, con la quale il regista si fa strada nella sempre più interessante cinematografia cilena, emersa negli ultimi anni grazie al lavoro fondamentale di Pablo Larrain.

Ciò che funziona in Algunas Bestias è la capacità di suggerire in nuce, sotto la scorza dell'apparente normalità che contraddistingue la famiglia protagonista, sprazzi di ambiguità. Tra le righe, nelle liti e nei contrasti su denaro, educazione dei figli o pregiudizi razziali, si scorge una vena di disagio e insanità, ma questa consapevolezza crescente nello spettatore non riduce la portata dello choc nel finale, quando la tensione deflagra con forza nella violenza più sconvolgente. Lo stupro incestuoso è disturbante, perché il regista mostra l'intera sequenza senza stacchi né censure, racconta l'irraccontabile con freddezza disarmante e con altrettanto distacco ci mostra l'indifferenza, l'accettazione, l'incomprensione di fronte a tale orrore. Senza spiegarcene le motivazioni ma, semplicemente, mostrandocelo. E il particolare più angosciante è che il tutto risulta terribilmente credibile, anche grazie alla grande prova fornita da un cast in stato di grazia.

Voto: 2,5/4

 

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