colette

In tempi in cui l'inclusività delle donne è un tema quanto mai centrale, il cinema - nucleo principale di questo dibattito - porta sullo schermo la vita di una delle icone femminili più significative e anticonformiste del Novecento, capace di segnare la Storia almeno in madrepatria, la Francia. Colette, diretto da Wash Westmoreland (regista di Still Alice insieme al marito Richard Glatzer, morto di Sla), racconta di Sidonie-Gabrielle Colette (1873-1954), scrittrice e attrice, donna emancipata e all'avanguardia che sfidò le convenzioni nella Francia della Belle Epoque.

A prestare il volto a Colette è Keira Knightley, ancora una volta stretta dei corsetti di un'eroina d'altri tempi. Il film non esplora la totalità della vita della scrittrice, ma solo il matrimonio con lo scrittore Willy (Dominic West), che per anni di prese la paternità dei suoi scritti, e la relazione con due donne, Georgie Raoul-Duval e la Marchesa Missy (in realtà ebbe altre storie, compresi due ulteriori matrimoni). Convenzionale e scontato, è una storia di emancipazione che non esce dai classici schematismi hollywoodiani, anche se, dopo una prima parte insoddisfacente, migliora e diventa più frizzante, energico e pungente. Resta un biopic tradizionale come ogni anno ne vengono sfornati dal cinema mainstream: più importante perché dà la possibilità di conoscere una figura storica, che non per il suo effettivo valore artistico.

Voto: 2/4

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