guilty

Un poliziotto è costretto a scontare qualche giorno di lavoro al centralino del primo intervento finché le acque dello scandalo pubblico in cui è invischiato non si calmeranno. The Guilty del danese Gustav Moller, in concorso al 36esimo Film Festival, non è solamente un thriller stimolante e incessante, basato praticamente solo su un unico volto e attore (non usciremo mai dalla stanza del centralino e seguiremo le vicende ascoltando le persone con cui dialoga il protagonista), ma è un interessante trattato sul sentimento della rabbia e le sue conseguenze.

Solamente parlando (la parola è al centro di tutto lo svolgimento) e confrontandosi con gli altri, sembra poterci essere una via di fuga dal tunnel accecante al quale siamo tutti soggetti. Il confronto con l’altro, ma soprattutto la comprensione e l’ascolto profondo dei suoi turbamenti, potrebbero regalare piacevoli sorprese. Non solo il nostro eroe cadrà nella trappola della superficialità, ma anche alcuni suoi interlocutori potrebbero compromettere il proprio destino proprio per una dannosa fretta di valutazione.

In tempi in cui il terrorismo da tastiera e la furia nera dei social network sembrano avere la meglio, allora non è un caso che qualcuno si cimenti in una simile sfida giocando anche con le regole del genere. Non tutto è al proprio posto e spesso qualche passaggio risulta forzato, ma l’esperienza cinematografica funziona e a conti fatti non si può che rimanere appagati.

 

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IL SUPERPAGELLONE DI FEBBRAIO 2019

 tramonto

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di FEBBRAI2019

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