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UN BEAU SOLEIL INTERIEUR di Claire Denis

Isabelle (Juliette Binoche), pittrice di mezza età ancora affascinante e con un divorzio alle spalle, desidera disperatamente una seconda chance per trovare un vero, grande amore. Finisce però per passare da una relazione claudicante all'altra: un banchiere cinico, un attore capriccioso, il deludente ex marito e così via, in una galleria di personaggi maschili decisamente miseranda e incapace di dare a Isabelle quello che cerca. Tra ironia e nevrosi sentimentale, il film della francese Claire Denis, passato alla Quinzaine di Cannes prima di sbarcare a Torino nella sezione Festa Mobile, parte da Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes e si muove su dialoghi spesso interessanti, ma finisce per girare a vuoto proprio come la sua protagonista. Resta l'ottima interpretazione di una, come sempre, bravissima Juliette Binoche, capace di mettersi a nudo (in tutti i sensi) con coraggio. Camei inattesi di Gérard Depardieu e Valeria Bruni Tedeschi.

Voto: 2/4

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THE WHITE GIRL di Jenny Suen e Christopher Doyle

Per il suo esordio alla regia, la giovane regista Jenny Suen si affida alla collaborazione con l'australiano naturalizzato cinese Christopher Doyle, storico direttore della fotografia per Wong Kar Wai (ma anche Zhang Yimou, Gus Van Sant e James Ivory tra gli altri). La protagonista senza nome di White Girl, in concorso a Torino 35, è la "ragazza fantasma" dell'ultimo villaggio di pescatori di Hong Kong, emarginata ed esclusa per la sua allergia al sole, che insegue il suo posto nel mondo tra il ricordo della madre cantante e l'illusione di un amore con un ragazzo venuto da lontano, che vive tra le rovine di una villa antica. A cercare una propria identità è anche la pellicola stessa, che però si perde tra la ricerca di un lirismo che fatica a manifestarsi e la rappresentazione ironica di un microcosmo in via d'estinzione. Merita ovviamente una menzione d'onore la cura visiva, dove il talento di Doyle si esprime in un uso affascinante della luce naturale, ma ci risulta difficile eleggere la pellicola a simbolo di un nuovo cinema hongkonghese che riesca a uscire dalla crisi in cui è piombato per ragioni storico-culturali dopo l'annessione alla Cina.

Voto: 2/4

 

THE REAGAN SHOW di Pacho Velez e Sierra Pettengill

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Dopo i passaggi al Festival di Tribeca e a quello di Locarno, è approdato anche a Torino (in Festa Mobile) l'interessante documentario The Reagan Show diretto dai giovani registi Pacho Velez e Sierra Pettengill. Interamente costruito con filmati di repertorio provenienti dagli archivi della Casa Bianca, racconta i due mandati presidenziali di Ronald Reagan dal 1981 al 1989, con un fil rouge ben preciso: la sua eccezionale capacità di showman che ha contraddistinto in modo inequivocabile la sua linea politica negli anni in cui è stato l'uomo più potente al mondo, grazie alla passata carriera come attore di b-movies a Hollywood. Dal dialogo con Michail Gorbačëv alla gestione della guerra fredda con l'incubo onnipresente dell'apocalisse nucleare, passando per l'amore indissolubile con la moglie Nancy, il film seziona il percorso del 40esimo presidente americano sottolineando - con un ottimo lavoro di montaggio sull'enorme mole di documenti selezionati - come Reagan abbia cambiato attraverso l'uso del mezzo mediatico il modo di fare politica e di governare. Un'opera da non perdere per gli appassionati della Storia passata e presente: perché il confronto con l'attualità - con Reagan che "inventa" lo slogan di Donald Trump "Make America Great Again" con 30 anni di anticipo - è il vero punto focale di questo doc prezioso, ironico e spesso graffiante.

Voto: 2,5/4

 

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IL SUPERPAGELLONE DI NOVEMBRE 2017

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Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di NOVEMBRE 2017.

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