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Lo storico autore statunitense Peter Biskind una volta scrisse: “I tredici anni intercorsi tra Gangster Story del 1967 e I cancelli del cielo del 1980 furono l’ultimo periodo in cui fu un’esperienza veramente entusiasmante fare film a Hollywood; fu l’ultima volta che si poté andare orgogliosi dei film prodotti; l’ultima volta che l’intera comunità della gente del cinema contribuì alla qualità; l’ultima volta che ci fu un pubblico in grado di sostenerla”.

Una così netta presa di posizione potrà sicuramente essere criticata a posteriori, ma non va dimenticato l’impatto che la cosiddetta Nuova Hollywood ebbe sulla storia del cinema: si passò da un’industria nel pieno della crisi (generata dalla concorrenza della televisione e dall’incapacità degli studios di tenere il passo con il terremoto culturale giovanile) a un “sommovimento culturale radicale che coinvolse personalità e talenti molto diversi e che influenzò intere generazioni di cineasti e spettatori”.[1]

L’importanza di tale rivoluzione è il motivo per cui il prossimo Torino Film Festival ospiterà una lunga retrospettiva curata da Emanuela Martini e dedicata alla New Hollywood: il nuovo cinema americano tra i l 1967 e il 1976. Oltre a titoli indispensabili del calibro di Cinque pezzi facili, Mean Streets, Pat Garret e Billy the Kid, Uno squillo per l’ispettore Klute e Non si uccidono così anche i cavalli?, verranno proiettati una serie di film meno noti ma altrettanto interessanti come Electra Glide, Dilinger, Piccoli omicidi, Smile e Il pornografo.

 

La retrospettiva comprenderà complessivamente tra i 70 e gli 80 film, si articolerà in due anni e tenterà, anche con la collaborazione del Dams dell’Università degli studi di Torino, di tracciare un quadro esauriente della produzione e dell’immaginario di quel decennio. Il pubblico del festival potrà così apprezzare i miti originati dalla controcultura ed elaborati nel corso di un decennio dai giovani talenti provenienti dal cinema indipendente e dai nuovi autori che si formarono in televisione.

Film che nacquero grazie al vento che stava attraversando l’atlantico, alimentati da quell’affascinante folata che fu il cinema d’autore europeo. Un cinema verità, un racconto sincero e disincantato di ciò che c'era attorno: una società in preda a terribili contraddizioni che per la prima volta aveva nei suoi giovani un’arma potentissima contro le istituzioni.

La rinascita di Hollywood è dunque un’ottima metafora da utilizzare anche oggi, sia dentro sia fuori dalla sala. Le idee e la tenacia di questi autori dovrebbero fungerci da esempio per rilanciare una società sopita in troppi  contesti. Una rinascita culturale che rassegne come quella torinese cercano di spronare dalle fondamenta, anche attraverso retrospettive dal valore storico unico.



[1] Emanuela Martini

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