locandina-arthur-newmanWallace Avery è un frustrato uomo di mezza età, divorziato e con un pessimo rapporto con il figlio adolescente: deluso dalla vita, prende la drastica decisione di cambiare identità, fingendo di scomparire ed assumendo il nome di Arthur Newman per coltivare il sogno di diventare maestro di golf, la sua unica passione, a Terre Haute, in Indiana. Mike, problematica ed insicura, fugge dalle responsabilità derivanti da una tragica situazione familiare. Due solitudini che si incontrano e si fondono, rincorrendo disperatamente un utopico american dream.


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Primo lungometraggio del regista pubblicitario Dante Ariola (Leone d’oro ai Cannes Lions – International Festival of Creativity nel 2000 per la campagna realizzata per la Budget Car Rental e vincitore nel 2006 del titolo di Dga Commercial Director of the Year per lo spot Human, diretto per la Johnny Walker’s), Arthur Newman, presentato in concorso al Torino Film Festival, affronta l’interessante tema dell’identità: più precisamente, della scelta di cambiare la propria identità e, di conseguenza, il proprio destino. Ma il destino è scritto, il passato non può essere cancellato: e il fallimento è dietro l’angolo.

I due protagonisti (Colin Firth ed Emily Blunt, straordinari), alla frenetica ricerca di se stessi, inseguono l’illusione di una nuova vita, fingendo di essere qualcun altro e vivendo sprazzi di esistenze altrui per colmare un vuoto interiore che, infatti, sembra placarsi. Ma è solo superficie: i giochi di ruolo non bastano e la sicurezza di un reale cambiamento non può essere data dall’ossessivo ripetersi di un nome fittizio. La presa di coscienza della sconfitta conduce verso un finale solo in apparenza accomodante, in realtà l’unico possibile.

Road movie che getta uno sguardo non banale sull’America (un’America triste, solitaria e sfocata come i personaggi che la percorrono), Arthur Newman procede in modo delicato, con tempi dilatati (forse, a tratti, troppo, e il ritmo ne risente), riuscendo a tratteggiare due figure dolenti in cerca di riscatto che funzionano alla grande: merito, indubbiamente, degli attori, la cui alchimia è evidente.

Menzione d’onore per Colin Firth, fortemente voluto da Ariola (“Colin è stato il primo e unico attore a cui ho pensato per il ruolo di Arthur. E’ stato molto semplice. Nessuna lunga lista di nomi, solo lui”), che affronta coraggiosamente, ancora una volta, un ruolo tutt’altro che facile, evitando di cadere nel cliché.


Voto: 3/4

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