Interviste

IL CALENDARIO DI NOVEMBRE 2019

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Scorsese, Polanski, Allen: cosa chiedere di più a questo calendario delle uscite in sala di novembre? Un mese ricchissimo, che vede anche il ritorno di Ken Loach, di Frozen, l'arrivo della Palma d'Oro Parasite e di un atteso film d'animazione italiano come La famosa invasione degli orsi. Senza dimenticare che anche gli attori possono tirare fuori doti da regista, come dimostrano i casi di Edward Norton, Casey Affleck e Marco Bocci. Di seguito, tutte le uscite del mese.
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antiporno

Abituarsi al cinema di Sion Sono è impossibile, anche se è lecito aspettarsi incursioni folli e violente in un’esplorazione dei recessi più terrificanti dell’animo umano dove si annidano le pulsioni più luride e animalesche. Continuando il gioco metacinematografico già proposto nel chiassoso e divertentissimo Why Don’t You Play in Hell? (2013) il visionario regista costruisce un colorato gioco di scatole cinesi declinato al femminile, riflettendo in Antiporno, presentato nella sezione After Hours del 34esimo Torino Film Festival, su arte, corpo e società senza lasciare un attimo di respiro.

Kyoko (Ami Tomite) è una giovane artista, o forse aspirante pornostar, o adolescente inquieta che ambisce alla liberazione sessuale: o piuttosto è tutte queste figure e insieme donna, femmina, figlia, amante, disperata, stratificata come i suoi quadri dove le pennellate si sovrappongono a tracciare figure. Il suo unico rapporto, di dominazione e sudditanza, è con la segretaria Noriko (Mariko Tsutsui), che si contrappone a lei anche fisicamente: laddove una è voluttuosa e provocante, l’altra è mortificata dalla sua stessa paura di vivere sensazioni forti. Forse. Oppure è il contrario?

I piani narrativi si intrecciano in un folle gioco che disorienta lo spettatore volontariamente, frastornandolo con un’estetica schizo-pop fatta di cromie assurde e geometrie perfette, mentre il corpo, come nell’action painting degli anni Sessanta, si fa tela, non solo per creare ma anche per denunciare una società che troppo spesso gode nell’etichettare la figura femminile, oggettificandola ma anche solo assegnandole dei ruoli non richiesti.

Un’ordalia di tinte e sensazioni oniriche, quasi lynchiane, affidata a un cast interamente femminile (gli uomini ci sono, ma letteralmente stanno a guardare, incarnando una inettitudine voyeurista che, pure, detiene lo scettro del potere) che a volte esagera con gli isterismi ma nel complesso affascina.

Reale e pittorico trovano finalmente il loro rituale di accoppiamento in un finale orgiastico in cui il corpo di Kyoko diventa pennello, tela e pittore allo stesso tempo, soffocando in un’eiaculazione di colore che fatica a contenere.

Una delizia per gli occhi, intorno alla quale si potrebbero costruire pagine di riflessioni e interpretazioni ma che è giusto lasciare esplodere a livello sensoriale, evitando di grattare via il colore dalla tela alla ricerca di un’impossibile decifrazione di un palinsesto che potrebbe rivelarsi, sarcasticamente, solo un grande gioco.

Voto: 2,5/4

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