Interviste

IL CALENDARIO DI SETTEMBRE 2019

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Dopo mesi estivi piuttosto fortunati, soprattutto grazie agli incassi de Il re leone, la stagione cinetografica entra nel vivo con i tantissimi film in uscita a settembre. Tra i più attesi, certamente Martin Eden con Luca Marinelli, il secondo capitolo di It, C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino e Ad Astra con Brad Pitt. Eccovi il calendario completo.

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373812 2559825283754_1497699531_2834515_1621455482_nLa maternità e la condizione delle donne sembrano essere i temi chiave di questa 69^ edizione della Mostra di Venezia: un fil rouge che avvolge diverse pellicole presenti al Lido, dal film di Kim Ki-duk a quello di Bellocchio (in particolare nel personaggio di Isabelle Huppert), dall'algerino Yema all'israeliano Héritage. E la maternità (mancata) è anche l'asse portante del magnifico lavoro di Brillante Mendoza, il più noto e rappresentativo regista filippino. Sinapupunan (Thy Womb), l'ultimo lavoro di quello che è ormai uno dei più osannati autori degli ultimi anni (e che si porta già in tasca un premio vinto a Cannes per Kinatay nel 2011), inizia con una sequenza quanto mai impressionante: un parto, filmato praticamente dal vero.

 

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Insieme al neonato che fuoriesce in primissimo piano dal grembo materno, scaturisce un film di notevole intensità, puro, ancestrale e uterino come la cultura arcaica nella quale veniamo calati. Protagonista è Shalea, levatrice cui una sorte crudele ha negato la possibilità di diventare madre. Lei e il marito sono Bajau dell'isola filippina di Tawi Tawi, ovvero i “nomadi del mare”, una comunità di religione islamica che vive di pesca, seguendo antiche tradizioni. Una di queste, in particolare, appare a noi spettatori occidentali oscura e straniante: non potendo Shalea dare figli all'amatissimo marito, i due coniugi cercheranno una nuova moglie per lui, che possa fornirgli la tanto desiderata prole.

Mendoza lascia la crudeltà del mondo cittadino e la disperazione del sottoproletariato di Manila, che aveva raccontato con così potente sensibilità nel precedente Lola, per calarsi in un mondo completamente anti-urbano, calato nelle asperità di una natura affascinante e delle fatiche quotidiane. Il regista ci regala inquadrature suggestive di un paesaggio in cui il mare regola i ritmi dei suoi abitanti, e le alterna ai volti bellissimi e pregni di dignità dei protagonisti, in particolare della stupenda Nora Aunor - stella del cinema nazionale - che ci regala un'interpretazione davvero notevole.

Preciso e minuzioso nel descrivere la vita dei Bajau, quello di Mendoza è un film intriso di un lirismo autentico e nello stesso tempo ineluttabilmente crudele, poetico e malinconico, pur se a tratti visivamente disturbante. Un film in grado di amalgamare perfettamente la finzione con la documentazione della realtà (meravigliosa la sequenza del primo matrimonio), felicemente sospeso e mobile come le imbarcazioni e le abitazioni in cui vivono i suoi personaggi.

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