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Valeria Sarmiento  

LinhasDeWellingtonIl kolossal d'autore sbarca alla Mostra di Venezia, nelle vesti ottocentesche dell'imponente Linhas De Wellington. La firma è della cilena Valeria Sarmiento: il film nasce in realtà da un progetto di Raul Ruiz (scomparso nel 2011), di cui la regista e montatrice - nonché compagna dell'autore - ha raccolto l'eredità. Coproduzione franco-portoghese, l'opera è un affresco di ampio respiro sulle guerre napoleoniche, raccontate dal punto di vista - decisamente inedito - delle armate portoghesi alleate con l'Inghilterra. Siamo nel 1810 e le truppe di Wellington, coadiuvate dai compagni lusitani, giocano al gatto e al topo con le milizie francesi del generale Massena: dopo un'esaltante vittoria e la ritirata strategica per disparità numerica, li aspetteranno oltre le famigerate linee fortificate fatte costruire dallo stratega britannico.

 

 

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Decisamente ambiziosa la sfida della Sarmiento: i fluviali 151 minuti di Linhas di Wellington strizzano l'occhio a illustri modelli (Barry Lyndon, I duellanti) e puntano a una ricostruzione storica che risulta indubbiamente fine e precisa. Una sfida sostanzialmente vinta, in virtù di una grande potenza visiva e narrativa e soprattutto della scelta di dare alla storia un impianto corale. Vediamo così scorrere sullo schermo i personaggi più disparati: comandanti cinici, ufficiali e soldati coinvolti nelle assurdità della guerra, donne coraggiose e disperate, civili in fuga. Vediamo gli aristocratici e gli umili, le vittime e i carnefici, tutti uniti nella loro disperata umanità. La Sarmiento mescola le nazionalità e gli idiomi, contamina la tragedia con qualche raro tocco d'ironia e, pur senza mai scadere nello splatter o negli eccessi, mostra con lucidità e implacabilità tutte le contraddizioni e le crudeltà della guerra. Guerra che non si limita ad essere uno sfondo di vicende personali come nei melodrammi, ma schiaccia letteralmente le vite dei protagonisti avvelenadole per sempre.

Il cast, poi, è decisamente da brividi: a fianco di molti (ottimi) attori portoghesi non particolarmente noti a livello internazionale, troviamo John Malkovich (splendidamente caustico nel ruolo di Wellington), Vincent Perez, Marisa Paredes e una serie di gustosi camei ad opera di mostri sacri del cinema francese (Michel Piccoli, Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Chiara Mastroianni).

In definitiva, al di là di qualche macchiettismo di troppo, il giudizio che ci sentiamo di dare a questo film che ambisce a competere con i grandi prodotti americani è positivo. Soprattutto perché, per quanto si resti deliziati dalla visione di un film in costume “come quelli di una volta”, l'immagine finale è più crudele e disperata che mai: al di là di chi vince e di chi perde, alla fine di una guerra restano soltanto la morte e la cenere.

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