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Marco Bellocchio  

Bella-addormentata-4-clip-e-un-poster-del-film-di-Marco-Bellocchio-2"Rassicuratevi, o Re e Regina; la vostra figlia non morirà: la Principessa si bucherà la mano con un fuso, ma invece di morire, s'addormenterà soltanto in un profondo sonno, che durerà cento anni, in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare". Charles Perrault

 

Eluana Englaro dorme da diciassette anni, serena, ignara, mentre intorno è il caos. Il dramma di un padre diventa caso nazionale, smuove le coscienze e le convenienze dei politici, che si affannano a cercare di compiacere il proprio elettorato, spinge alla militanza, pro o contro che sia, tormenta, ironia della sorte, i sonni di un Paese che pare sedato ormai da diversi decenni.

Gli ultimi giorni della Englaro, isterici, frenetici, deliranti per tutto il resto del mondo, tranne che per l’involontaria protagonista, vengono presi a prestito da Bellocchio per riflettere, più che sulla questione spinosissima dell’eutanasia in sé, sulla quale comunque il regista esprime chiaramente il proprio punto di vista, su quella più ampia del libero arbitrio.

 

 

 

Affidando a un coro di personaggi le diverse prospettive in merito, Bellocchio si immerge coraggiosamente in vicende umane davvero difficili, da raccontare e da osservare, dove l’immedesimazione con i protagonisti diventa una necessità più che mai inevitabile, eppure quasi insostenibile per lo spettatore. Il classico “cosa avrei fatto io al suo posto?” non è più solo un interrogativo legato ai meccanisimi della narrazione cinematografica, diventa un imperativo dal valore etico che lascia annichiliti e incerti.

Quasi viene da invidiare la solidità, pur venata di follia o fanatismo, con cui Alba Rorwacher, attivista cattolica, e Isabelle Huppert, madre disperata, si aggrappano alle loro posizioni, tanto è difficile esprimere un parere. Noi invece siamo lì dove si trova il sempre grande Toni Servillo, pronto a rinnegare il suo credo politico e la sua posizione privilegiata di senatore in nome di una convinzione dettata dall’esperienza personale, dall’amore, eppure ancora un po’ titubante, insicuro.

La scelta tra vita e morte, al di là di chi spetti, non può prescindere, dice Bellocchio attraverso le parole di una tossica (Maya Sansa), dalla definizione in sé di cosa sia effettivamente la vita e questo il film arriva a suggerirlo, senza poterlo affermare con certezza. Con lo stile lucido, a tratti forse anche retorico, a cui ci ha abituati, il regista si infila con grande consapevolezza in un labirinto pericoloso che, possiamo affermarlo con certezza, darà adito a più di una polemica.

Il cast corale beneficia di una bella apparizione di Roberto Herlitzka che, duettando irresistibilmente con il già citato Servillo, regala in poche frasi un ritratto fulminante della classe politica italiana. E se alcuni comprimari risultano un po’ deboli (fastidiosissimo Brenno Placido), così come la presenza di alcuni dialoghi può apparire forzata, alla fine si ha l’impressione di aver assistito a un film necessario, magari imperfetto, ma che cadrà sull’opinione pubblica deciso come il bacio del principe sulle labbra della Bella Addormentata. Svegliandola. Si spera.  

 

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