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Venezia 69   Venezia 2012   Kimble Randall  

baitChiamarlo Lo Squalo sarebbe stato un atto per cui chiedere perdono a Spielberg…

A volte succede di imbattersi in film che sono al limite del ridicolo, e talvolta il peggio è che le intenzioni non sono affatto comiche. Bait 3D, che in Italia arriverà con il titolo Shark 3D, appartiene a questa schiera, anche se forse meriterebbe di far parte di una categoria ancora più bassa, dato che lo stile e il ritmo ricordano Frozen, non certo un paragone alto.

Su una spiaggia esotica, Josh e la sua ragazza stanno godendosi gli ultimi attimi di sole e di mare, quando improvvisamente un enorme squalo bianco attacca in mezzo all’oceano, uccidendo il fratello della ragazza, che al momento si trovava in mare a sistemare una boa. Dopo 12 anni, il pericolo ricompare, dopo uno tsunami, all’interno di un centro commerciale…

 

 

 

Non ci si capacita di come sia possibile produrre un simile scempio con la tecnologia del 2012. Infatti non è solo la trama a risultare ridicola, ma gli effetti speciali in primis, anche se questo era facile da presagire dato che lo squalo del trailer somigliava in maniera impressionante a quello che appare in una comica sequenza di Ritorno al Futuro parte II.

E se gli squali sono brutti, che dire dei ragnetti quasi olografici che spuntano dalla grata dell’aria condizionata all’interno del negozio, ulteriore tragedia capitata ai protagonisti? È un film di genere, un b- movie, e nessuno lo metterà certo in discussione, ma è innegabile che non si può con questo giustificare tanta pochezza di contenuti e di effetti speciali, soprattutto. E, volendo, è anche assurdo che una macchina finisca sott’acqua e ci resti serenamente per ore con i finestrini chiusi e una coppia di fidanzatini chiusi all’interno a progettare come uscirne, alla faccia del patto narrativo e della sospensione dell’incredulità.

Forse l’unica cosa realmente riuscita in questo film è la biondina poco più che adolescente, la classica ochetta teen ager da college movie, che nel momento della massima tensione è capace di pensare prima al suo cagnolino e poi al suo fidanzato, alle sue scarpe di Gucci da non rovinare per trovare una via di fuga, oltre ad una scenata per un telefono scarico. I siparietti tra i due, poco più che comparse, in realtà, sono l’unica cosa che si salva in questo generale naufragio, che più che b-movie dovrebbe stare nella serie z, se non addirittura nella categoria del trash. Certo, metterlo come pre apertura del Festival di Venezia è audace, ma dopo che lo scorso anno era stato scelto Box Office 3ddi Ezio Greggio, non si può parlare che di passo in avanti.

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