believe

Believe (Borva), opera prima della regista iraniana Parnia Kazemipour e anteprima europea a Sguardi Altrove 2020, narra la vicenda di Bahman, un bambino iraniano di otto anni costretto ad affrontare la sua più grande paura: nuotare.

Pur mantenendo la macchina da presa fissa sul protagonista, la regista delinea più storie, unite tra di loro dal corso di un fiume. È tra le acque del fiume del villaggio, infatti, che è morto il figlio del vecchio Bapir e padre di Bahman ed è attraversando lo stesso fiume che Bahman conoscerà la rabbia e il perdono e diventerà un adulto.

Believe è un delicatissimo film di formazione, in cui le parole restano sospese e i sentimenti taciuti, come è proprio ancora oggi della cultura iraniana, soprattutto nella sua parte femminile. Una cultura tanto affascinante quanto impregnata di regole e convenzioni, come quelle che impongono matrimoni tra membri appartenenti allo stesso clan.

All’interno di un quadro di questo tipo, che la regista denuncia con forza, si fa spazio il candore dell’innocenza, rappresentata da Bahman e dalla sorellina Rojin. Stretti sotto la stessa coperta, sul pavimento di casa, i due si confortano a vicenda e sognano l’incontro con la loro maestra, colei che salverà il villaggio dalla miseria e li renderà migliori.

Nonostante il finale un po’ troppo affrettato, il film è un piccolo gioiello nelle sue riprese semplici, spesso mosse, a misura di bambino. Un film sull’infanzia, sulla maternità, sull’importanza dell’educazione in un paese dove la scuola è un privilegio concesso a pochi. Da non perdere.

Voto: 3/4

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.